L'agenzia nazionale antidoping tedesca, la NADA, ha ufficialmente comunicato la sua decisione di non procedere all’analisi dell’urina residua, comunemente nota come "terza provetta", prelevata dall'atleta Alex Schwazer. Il campione era stato raccolto il 26 aprile scorso, al termine dei Campionati nazionali di marcia tenutisi in Germania, dove il marciatore era risultato positivo all’Epo.

La provetta in questione era stata conservata dallo staff di Schwazer e da Sandro Donati, suo ex allenatore, presente alla competizione a titolo privato. Le procedure antidoping standard internazionali, tuttavia, non prevedono né la conservazione né, di conseguenza, l'analisi di una "terza provetta".

Per questo motivo, la NADA ha motivato la sua scelta di non esaminare il campione residuo.

Inizialmente, Alex Schwazer aveva richiesto l'analisi sia del campione B (la seconda provetta) sia della provetta residua. Ciononostante, il suo team ha successivamente rilasciato una dichiarazione in cui si annunciava che l'atleta avrebbe "rinunciato alle controanalisi", una decisione che ha sollevato ulteriori interrogativi sulla complessa vicenda.

Le reazioni e le prossime tappe del caso

L'avvocato Gerhard Brandstaetter, legale di Alex Schwazer, ha ribadito la sua piena fiducia nell’integrità del suo assistito. Brandstaetter ha inoltre richiesto i "documentation packages" relativi ai campioni A e si è riservato la possibilità di intraprendere ulteriori azioni legali, finalizzate a tutelare il marciatore e a fare piena luce sulla situazione.

Nel frattempo, è già stata fissata una data importante: il prossimo 6 luglio, infatti, prenderà il via l'analisi del campione B presso il laboratorio di Colonia.

La notizia della nuova positività di Schwazer, che rappresenta la terza nella sua carriera agonistica, ha avuto un forte e immediato impatto nel panorama sportivo internazionale. In una precedente conferenza stampa, l'atleta aveva espresso un profondo senso di scoraggiamento, dichiarando: "non ho la forza e né l’energie per farlo. Non mi interessa più nulla". In quell'occasione, aveva anche specificato che l'unico atto che avrebbe compiuto dopo la positività sarebbe stato proprio richiedere l'analisi della "terza provetta", quella conservata da Donati.

Il contesto delle procedure e i dubbi persistenti

È emerso che la possibilità di conservare una parte residua delle urine era stata concessa in via informale, grazie all'intervento dell'ex allenatore Sandro Donati. Tale concessione, tuttavia, non è contemplata dalle procedure antidoping standard a livello mondiale. Durante la fase di verbalizzazione successiva alla gara, il gruppo di Schwazer aveva tentato di ottenere anche una porzione dei campioni di sangue, richiesta che era stata categoricamente negata. Al contrario, la conservazione del residuo di urina era stata erroneamente permessa.

Il rifiuto categorico della NADA di analizzare questa "terza provetta" non fa che alimentare ulteriori dubbi e interrogativi sulla gestione complessiva del caso Schwazer, mantenendo alta l'attenzione mediatica e sportiva sulla vicenda.