Il dominio assoluto della UAE Team Emirates-XRG al Tour de France continua a far discutere il gruppo e gli appassionati di ciclismo. Accuse di "ingordigia", una morsa di controllo sulle tappe che lascia pochissimo spazio ai rivali e una superiorità che a tratti appare quasi disarmante. Ma all'interno del team degli "emiri", l’atmosfera è tutt’altro che difensiva.
A fare chiarezza – e a lanciare un avvertimento piuttosto spaventoso per tutti gli avversari – ci hanno pensato i due belgi della squadra, Tim Wellens e Florian Vermeersch, che in un'intervista concessa a HLN hanno svelato alcuni retroscena sulla forma di Tadej Pogačar e sulla mentalità del team di fronte al malcontento del plotone.
«In allenamento ha stupito tutti»
La prima notizia, decisamente poco rassicurante per chiunque insegua la maglia gialla, è che il Pogačar visto finora sulle strade del Tour non ha ancora mostrato il suo limite estremo. L'azione devastante sul Tourmalet e la picchiata verso Gavarnie hanno impressionato tutti, ma non i suoi compagni di squadra, abituati a ben altro durante la preparazione.
«Ho notato la differenza più nel ritiro in altura che nel Tour stesso», ha rivelato Tim Wellens. «Chiunque fosse con noi nel training camp a Sierra Nevada sa cosa ha fatto Tadej lassù. Alcune delle sue prestazioni in allenamento sono state ancora più incredibili della sua azione sul Tourmalet e Gavarnie».
Gli fa eco il connazionale Florian Vermeersch, al suo debutto nella Grande Boucle a supporto dello sloveno: «In allenamento, in diverse occasioni, mi è letteralmente caduta la mascella per lo stupore».
Dominio e polemiche: «Non dobbiamo chiedere scusa»
Lo strapotere della UAE Team Emirates ha inevitabilmente attirato critiche. C’è chi accusa la squadra di voler controllare ogni singolo metro di corsa, lasciando le briciole agli avversari (come accaduto quando il team si è messo a tirare per ricucire su una fuga di altissimo livello che comprendeva Van der Poel e Pidcock).
Vermeersch, tuttavia, respinge con forza l'idea che la squadra debba giustificare la propria forza o "frenare" per rendere la corsa più avvincente: «Non credo affatto che dobbiamo scusarci per l’alto livello che stiamo esprimendo. Per metterla in un altro modo: davvero qualcuno si aspetta che andiamo più piano solo per rendere lo spettacolo più emozionante?
Qualsiasi corridore e qualsiasi squadra farebbe esattamente lo stesso al posto nostro».
Wellens ha poi spiegato che dietro ad alcune dinamiche di corsa apparentemente superflue (come l'inseguimento a fughe non pericolose per la generale) ci sono anche piccoli obiettivi di squadra, come la classifica per team, in cui sia lui che Vermeersch sperano segretamente di ben figurare: «Io e Florian vorremmo vincerla, anche se non dobbiamo dirlo troppo ad alta voce perché la priorità assoluta resta la maglia gialla di Tadej».
Fischia il pubblico? «Significa che stiamo facendo le cose bene»
Il clima di tensione attorno allo strapotere del team si è fatto sentire anche sulla strada, con qualche fischio isolato da parte del pubblico durante la tappa del Tourmalet.
Una situazione che però non scalfisce la corazzatura mentale del team.
Wellens si dimostra estremamente pragmatico ed empatico, ma fino a un certo punto: «Se fossi un corridore di una squadra meno forte, non farebbe piacere neanche a me vedere una corsa totalmente controllata dagli avversari... Ma oltre a questo, non me ne frega assolutamente nulla».
Sui fischi dei tifosi, il belga chiude con un sorriso: «Vedere la frustrazione della gente è un po’ fastidioso, ma spesso ci ridiamo su. In fin dei conti, se ci fischiano significa che stiamo facendo le cose nel modo giusto».
Il messaggio della UAE Team Emirates al Tour de France 2026 è chiaro: nessuna concessione, nessun rimpianto e, soprattutto, il meglio di Tadej Pogačar deve ancora venire.