Da ieri al via i controlli dello "spesometro", lo strumento che serve al Fisco per misurare l'effettivo tenore di vita e la congruità di esso con il reddito dichiarato dai contribuenti. Il 22 aprile era il termine ultimo per l'invio dei dati all'agenzia delle entrate da parte delle piccole imprese di tutte le vendite emesse con fattura. Nel caso dei commercianti al dettaglio e per gli operatori per i quali non c'è obbligo di fattura, ma l'emissione di scontrino o ricevuta fiscale, il termine ultimo per le comunicazioni è il 30 aprile e riguarderà solo gli acquisti pari o superiore ai 3600 euro.

Chi comprerà automobili, gioielli, abbigliamento e accessori di lusso, viaggi costosi o altro ancora finirà inevitabilmente sotto la lente d'ingrandimento del Fisco.

Le banche e gli operatori finanziari dovranno, il 30 aprile di ogni anno, comunicare i dati di chi ha sostenuto operazioni di importo non inferiore a 3.600 euro, effettuate l'anno precedente attraverso carta di credito o bancomat e la data e il codice fiscale dell'operatore attraverso il quale è avvenuto il pagamento elettronico.

L'Agenzia delle Entrate avrà così a disposizione una banca dati dettagliata attraverso la quale sarà possibile controllare il tenore di vita dei contribuenti, metterlo in relazione con il reddito dichiarato e far emergere, almeno secondo le attese, eventuali evasori. L'attuale è una versione modificata del decreto che nel 2010 riguardava solo le spese da 25 mila euro in su, soglia che è stata ritenuta troppo alta per verificare le disponibilità economiche reali di chi spende più di quanto dichiara di guadagnare.

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In seguito a queste verifiche, i controlli scatteranno solo in caso di scostamenti del 20% tra il reddito dichiarato e le spese effettuate.

Con i dati a disposizione individuare gli evasori diventerà davvero molto meno complicato? C'è chi guarda lo "spesometro" come un deterrente. Sapere di poter essere rintracciati dovrebbe spingere, infatti, a tenere un comportamento più corretto con il Fisco, se si intende non negarsi qualche lusso, ma la maggior parte dei contribuenti onesti rimane ancora scettico sulla sua reale efficacia: basti pensare, solo per fare un esempio, alle tante società di comodo che risultano intestatarie e gestiscono beni di lusso utilizzati, quasi sempre a titolo gratuito, da persone estranee alla società stessa e che spesso non risultano avere un tenore di vita congruo con il loro reddito dichiarato.