Mancano meno di 48 ore alla scadenza dell’ultima rata di #Tasi ed #imu, le due odiate imposte sugli immobili. Per la Tasi sarà l'ultimo pagamento visto che il #Governo l'ha cancellata a partire dal 2016; l’IMU resterà in vigore anche nel 2016, sia pure con notevoli cambiamenti. Un emendamento approvato in Commissione Bilancio alla Camera, ha stabilito alcune cose molto interessanti per i proprietari di immobili siti in molti comuni italiani. Vediamo di quali comuni si tratta e come comportarsi se si è già pagato o se ancora no.

Cosa hanno approvato alla Camera

Come abbiamo detto, un emendamento su IMU e Tasi è passato in Commissione Bilancio e di fatto boccia le delibere di ben 844 comuni italiani che hanno ritoccato le aliquote ed alcuni altri parametri relativi all’ultima rata del 16 dicembre.

Si tratta di quei comuni che hanno deliberato regolamenti e nuove aliquote oltre il 30 luglio 2015, data di scadenza fissata per emettere gli atti. In tutti questi Comuni, le delibere sono annullate, non vanno prese in considerazione e pertanto, i contribuenti dovranno pagare secondo le aliquote precedentemente pubblicate. In parole povere, gli eventuali aumenti di aliquote non influiranno su quanto ancora da pagare, ma anche eventuali detrazioni e sconti non saranno validi.

I Comuni ritardatari

Tra gli 844 comuni di cui parliamo, ci sono 9 capoluoghi di provincia, cioè Napoli, Avellino, Matera, Terni, Verbania, Trieste, Rieti, Frosinone e Mantova. Un censimento fatto dalla UIL ha prodotto l’elenco di tutti i comuni che hanno deliberato in ritardo. Per questi, si paventava l’ipotesi di concedere una proroga con un vecchio emendamento del PD che posticipava la data per deliberare fino al 30 settembre, di fatto una vera e propria sanatoria.

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Il nuovo emendamento però sembra chiudere a questa opzione e pertanto i contribuenti dovrebbero pagare senza le variazioni pervenute dopo la scadenza. Il caos regna sovrano, gli emendamenti sono relativi alla Legge di Stabilità non ancora approvata  e che soprattutto sarà valida dal 1° gennaio 2016, mentre la scadenza dei balzelli sugli immobili è fissata al 16 dicembre 2015.

Se ne può uscire senza danni?

Dalla scomparsa dell’ICI e dalla nascita delle nuove imposte sulle proprietà immobiliari, la confusione è stata tanta. Districarsi tra delibere, aliquote e detrazioni è stato sempre difficile anche per professionisti e commercialisti, ma anche per i tecnici comunali e gli amministratori. Non parliamo poi dei contribuenti che scelgono la via del fai da te. Immaginiamo che, con l’avvio dei controlli, ci saranno innumerevoli cartelle e sanzioni a carico di chi ha pagato o ha creduto di pagare il giusto ma che senza responsabilità ha commesso alcuni errori. Il problema è bilaterale, riguarda sia i comuni che i contribuenti e la bocciatura della sanatoria peggiora la situazione.

Molti contribuenti hanno già pagato il saldo prima dell’emendamento e forse, hanno pagato gli aumenti o hanno usufruito delle maggiori detrazioni.

I comuni inoltre, nei bilanci consuntivi del 2015, avranno messo in attivo cifre relative alle nuove aliquote adottate che adesso non sono valide. Per i cittadini che hanno già pagato, le correzioni possono ancora essere fatte, o pagando la differenza (per detrazioni non spettanti) con un nuovo F24 correttivo o compilando una richiesta di risarcimento al proprio comune, sia con modelli prestabiliti dalle Amministrazioni locali che in carta semplice. In parole povere, un disastro assoluto.