Il #Governo, secondo quanto pubblicato dal quotidiano ItaliaOggi ha deciso di dare un colpo di acceleratore sull’ipotesi di restyling di #Equitalia. In breve prima dell’estate ci sarà una nuova realtà che gestirà sia la verifica fiscale, che la riscossione. Le proposte per l’abolizione di Equitalia sono contenute in 4 dossier aperti sul tavolo del premier Renzi, che stanno peraltro esaminando anche le sigle sindacali dei lavoratori del gruppo di Equitalia. La proposta principale prevede una fusione fra il gruppo Equitalia e l’Agenzia delle Entrate e delle Dogane. La seconda proposta consisterebbe invece nella costituzione di un’autorità indipendente, nella veste di società pubblica, ma dotata di una autonomia economica maggiore.

La soluzione di fusione fra Entrate-Equitalia sembrerebbe più nelle intenzioni del presidente del Consiglio anche se resta però il problema dei 8.500 dipendenti di Equitalia che dovrebbero in breve essere riassunti dall’Agenzia delle Entrate. All’orizzonte infatti potrebbero sorgere dei problemi che investono il profilo della legittimità dell’assunzione. Equitalia, in quanto società privata, come noto assume senza concorso, mentre all’Agenzia delle Entrate l’accesso è consentito solo con concorso pubblico.

Il personale di Equitalia, dovrebbe quindi essere assunto senza un bando pubblico, al contrario della procedura standard che prevede una serie di dure prove selettive e un tirocinio. Ciò quindi potrebbe determinare una situazione di privilegio, con il rischio di dover poi dichiarare illegittime le nomine senza concorso. Le soluzione a tale problema arriva proprio dagli stessi tecnici del governo che hanno pensato ad una legge che disciplina la situazione, al fine di scongiurare potenziali profili di violazione delle norme costituzionali come quella dell’articolo 97 .

I migliori video del giorno

Passaggio di competenze e poteri di riscossione

Quello che è certo è che il trasferimento delle competenze sulla riscossione da parte di Equitalia all’Agenzia delle Entrare lascerà immutati i limiti previsti dalla legge quando si procede al pignoramento di conti correnti sui quali viene accreditata la pensione o lo stipendio.

Ad esempio l’agente della riscossione può anche procedere pignoramento di un conto corrente cointestato, ma sempre nei limiti del 50%. Un’altra regola intangibile è inoltre quella che prevede che se il contribuente riceve la notifica più pignoramenti, il successivo diventa operativo solo quando quello precedente è stato completamente saldato. Quando invece concorrono più pignoramenti ciascuno avente ad oggetto un credito di natura diversa essi possono avvenire anche insieme, ma la somma di questi pignoramenti non deve ridurre lo stipendio ad oltre la metà.

Per i casi di pignoramento dello stipendio o della pensione bisogna sempre distinguere se la notifica dello stesso viene fatta  alla banca o al datore di lavoro.

Nel 1° caso banca non può bloccare una somma pari all’ammontare dell’assegno sociale, moltiplicato per 3, ma solo la misura eccedente di questo importo, che è pari a 1345,56 euro. Le successive mensilità accreditate a titolo di stipendio sono soggette ad esecuzione forzata nei limiti di 1/5. Il datore di lavoro, invece dopo che ha ricevuto la notifica provvede a comunicare al creditore se il lavoratore è in credito di somme di denaro. Quindi sarà obbligato a trattenere 1/5 dello stipendio ( compreso ilTFR) al netto delle trattenute di legge, versandolo al creditore. Per altri aggiornamenti potete premere il bottone Segui.