Il premier Renzi, come abbiamo già illustrato in un precedente articolo, ha dichiarato che entro il 2018 #Equitalia verrà cancellata. Nello specifico tale nuova politica fiscale prevede un passaggio di consegne da Equitalia all’Agenzia dell’Entrate. Intanto la prima si prepara ad una sorta di digitalizzazione, mettendo a disposizione delle applicazioni (app dedicate) e degli “alert” personalizzati per far pagare i contribuenti solamente con un click. Quindi non solo spariranno le vecchie cartelle di pagamento cartacee che saranno sostituite da un messaggio sul cellulare, ma in tal modo ci sarà anche un risparmio di tempo e inoltre di burocrazia.

Infatti il contribuente potrà pagare immediatamente, evitando così l’intervento di aggravi derivanti dall’arrivo di Equitalia. L’app di Equitalia sotto il profilo dei servizi online di pagamento sarà ufficialmente operativa da luglio. Ma Equitalia sta pensando anche agli sms che avrebbero lo scopo di ricordare ai contribuenti tutte le scadenze in arrivo. E’ necessario però sottoscrivere una liberatoria in cui si presta il consenso all’utilizzo del proprio numero cellulare. Ricordiamo che anche per l'energia elettrica e altri servizi è prevista la possibilità di ricevere le notifiche immediatamente sul proprio smartphone.

Notifiche via PEC: dubbi della giurisprudenza

Un'altra novità importante di cui abbiamo gia parlato è inoltre quella che prevede dal 1° giugno, da parte dell’Agente per la riscossione, la notifiche di tutte le cartelle esattoriali mediante invio di PEC. Il contribuente non sarà più costretto a provvedere al ritiro presso gli uffici postali e/o comunali.

I migliori video del giorno

C’è da dire che la giurisprudenza ed in particolare 2 pronuncie delle Commissioni tributarie provinciali di Lecce (n. 61172016) e Napoli (n. 1817/2016) hanno messo in dubbio la validità del canale internet, concludendo per la nullità. La notifica a mezzo PEC infatti è priva di quelle garanzie di una raccomandata tradizionale, proprio perché ad essere inviato al contribuente è una copia informatica e non l’originale della cartella di pagamento, che rimane nelle mani di Equitalia. Tale copia è priva di valore giuridico, dato che non fornisce la prova dell’effettiva consegna e dell’avvenuta lettura da parte del destinatario, attestando solo la disponibilità del documento nella sua casella telematica.

Rateizzazione: scadenza 31 maggio

 Per ora sul fronte della rateizzazione ci sono 2 buone notizie per i contribuenti debitori. La prima buona notizie riguarda coloro che hanno debito che non supera i 50 mila euro. Essi riceveranno a casa con la cartella di pagamento, anche un modulo già precompilato che bisogna solo firmare e presentare all’ufficio.

Si ottiene così in automatico la possibilità di dilazionare il pagamento in 72 rate (6 anni) per debiti fino a 50 mila euro anche con rate da 50 euro. Invece, per debiti sopra i 50 mila euro, è necessario depositare l’Isee e per attestare la temporanea situazione di obiettiva indigenza. Intanto il 31 maggio scade la possibilità di una riammissione alla rateizzazione per i contribuenti decaduti dal pagamento negli scorsi 3 anni, ovvero dal 15 ottobre 2012 a metà ottobre 2015. Tale previsione è però circoscritta al pagamento delle imposte dirette, e quindi IRPEF, IRES addizionali e IRAP. L

#agenzia delle entrate ha però chiarito che occorre provvedere al versamento della 1° delle rate già scadute. Il contribuente deve compilare il modello F24, inserendo gli stessi codici tributo utilizzati per il precedente piano di rateazione. L’ Agenzia delle Entrate poi, provvede a verificare l’intervenuto pagamento e, quando riformula il nuovo piano di rateazione, quantifica gli interessi di rateazione dovuti sulle somme con riguardo al periodo fra la data di scadenza della rata e la data in cui è stato  effettuato il pagamento della stessa. Pagata la 1° delle rate scadute il contribuente deve inviare entro 10 giorni all’Ufficio dell’Agenzia competente una copia della quietanza di pagamento.