Dopo le molte polemiche suscitate da quello che è diventato un vero e proprio caso nazionale che ha visto coinvolti non solo i cittadini - utenti e il #Governo ma anche le associazioni a tutela dei consumatori, i Comuni italiani fanno marcia indietro e, attraverso l'istituto dell'autotutela cercano di porre rimedio, in extremis, ad una situazione che, in alcuni casi, ha sfiorato anche il paradossale. Vediamo, quindi, cosa hanno stabilito di fare nel dettaglio i vari Enti Locali, coadiuvati in questo dalla Commissione per la Finanza Locale dell'#ANCI, l'associazione nazionale dei Comuni italiani.

Le indicazioni dell'Anci ai Comuni

In verità, i Comuni sono ancora in attesa delle istruzioni ministeriali che dovrebbero fornire un'interpretazione autentica delle modalità di imposizione e di calcolo della #Tari e che dovrebbero essere elaborate dal Mef.

Nell'attesa di tali direttive l'Anci, come accennato, suggerisce ai propri associati di procedere alla correzione delle delibere comunali in autotutela. Questo, ovviamente, vale per tutti i Comuni tranne, come ricordavamo in un precedente articolo [VIDEO], per quei Comuni, poco più di 100, che applicano la versione puntuale della tari, la Tarip, che non vengono colpiti da questo metaforico terremoto istituzionale.

Dove nasce il problema

Il problema nasce, in effetti, a monte in quanto la disciplina su cui si basa la Tari è totalmente mutuata da disposizioni pensate per altri e non più esistenti tributi. Come, ad esempio, il Dpr 158/1999 sulla Tarsu o le linee guida del 2013 delle Finanze pensate però per la Tares. Ecco spiegato il motivo per cui Il Ministero dell'Economia e delle Finanze sta impiegando tanto tempo a predisporre una Circolare esplicativa. Il tentativo è, infatti, quello di trovare una soluzione senza rendere illegittime delle prassi consolidate seguite dai Comuni che potrebbero generare ulteriore contenzioso con gli Enti Locali.

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La soluzione prospettata dai Comuni

Rimanendo pacifico che se c'è stata un'imposizione gonfiata i rimborsi siano dovuti, i Comuni, da parte loro, chiedono al Governo due cose essenzialmente. In primo luogo, la creazione di un percorso sostenibile per i loro bilanci sui rimborsi e delle regole certe e chiare da seguire in futuro.

A preoccupare gli utenti è, sopratutto, cosa si nasconde dietro la dicitura "percorso sostenibile". Infatti, gli Enti Locali precisano che la Tari serve a garantire e spesare i costi del servizio, quindi gli esborsi dovuti, a loro parere, devono essere recuperati prevedendo un rialzo delle tariffe applicate ai contribuenti che non hanno diritto al rimborso. Ma questo, sopratutto in periodo elettorale, pone un problema politico non da poco. Di conseguenza l'Anci chiede che i Comuni vengano autorizzati per legge ad utilizzare altri fondi di bilancio per le necessarie coperture.