L'Agenzia delle Entrate ha appena pubblicato sul suo sito istituzionale la Risposta all'interpello n° 331 del 7 agosto 2019. Con questo documento di prassi, l'amministrazione finanziaria ha fornito risposta al quesito di una società relativamente alle cessioni di beni oggetto di truffa e le relative rettifiche Iva. Oltre che effettuare dei riferimenti per quanto riguarda il loro trattamento ai fini dell'Irap e dell'Ires.

La norma richiamata dalla società interpellante è l'articolo 11, comma 1, lettera a), della Legge 27 luglio 2000 n° 212. In pratica, a seguito di una truffa subita l'azienda è giustificata ad emettere una nota di variazione ai fini Iva per recuperare l'imposta versata.

I fatti che hanno dato origine al parere AdE

La società interpellante ha spiegato di aver subito una truffa da parte di un dipendente di un'azienda con cui intratteneva un rapporto di agenzia e che aveva effettuato degli ordini di acquisto da parte della sua Società per merce mai effettivamente richiesta.

Il dipendente, poi, contattava gli autotrasportatori e faceva arrivare la merce in luoghi di sua disponibilità per poi rivendere la merce in nero a terzi. L'azienda danneggiata, ovviamente, oltre a risolvere il contratto di agenzia con l'azienda del dipendente - truffatore ha presentato contro lo stesso denuncia alla Procura della Repubblica. Oltre a condannare il reo truffatore in base a quanto disposto dall'articolo 444 del Codice di Procedura Penale, cioè tramite patteggiamento, sono stati accertati danni nei confronti della società istante per più di 700.000 euro comprensivi di Iva.

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La società ha anche tentato di esperire delle azioni di escussione in sede civile, ma il patrimonio del condannato è risultato totalmente incapiente. Di conseguenza, la società truffata ha dovuto effettuare accantonamenti a fondo rischi per più di 860.000 euro nel corso del 2014 e del 2015 sulla base dei sospetti di possibile truffa che si erano via via concretizzati. Fondo rischi che è stato ripreso integralmente a tassazione nel Modello unico 2015.

Di conseguenza, la società istante chiedeva all'amministrazione finanziaria il corretto comportamento da tenere ai fini Iva per mantenere il principio di neutralità dell'imposta. E, in seconda battuta, la corretta qualificazione ai fini Ires e Irap dei componenti negativi di reddito che risultano essere di competenza temporale del 2017.

Il parere dell'Agenzia delle Entrate

L'Agenzia delle Entrate si premura di premettere che il parere viene reso dall'amministrazione finanziaria presupponendo che il danno arrecato alla società istante sia stato accertato e mai rimborsato da alcun avente causa o terzo.

Detto questo, l'Agenzia delle Entrate, per quanto riguarda i profili Iva, ricorda che la possibilità di rettificare l'imposta su delle fatture già emesse è disciplinata dall'articolo 26 del DPR 633/1972. Nello specifico, la norma richiamata dall'amministrazione finanziaria è il comma 2 del sopra citato articolo. Quest'ultimo stabilisce che il cedente ha il diritto di portare in detrazione l'imposta corrispondente alla variazione quando è accertato che sia venuta meno in tutto o in parte l'operazione commerciale sottostante.

Se questa è la norma generale, l'Agenzia delle Entrate ricorda anche quanto affermato dalla Corte di Giustizia Europea nella Sentenza 31 maggio 2018 sulle cause riunite C660/16 e C661/16 che il diritto di rettifica potrebbe essere negato qualora si accerti, in base a elementi oggettivi, che il soggetto in questione sapeva o non poteva ragionevolmente ignorare che la realizzazione della cessione in questione era incerta. Di conseguenza, per poter effettuare la rettifica occorrerebbe dimostrare con elementi certi e oggettivi che la società non era in grado di sapere della truffa in atto.

Nello stesso tempo, ricorda sempre l'amministrazione finanziaria, le disposizioni dell'articolo 26 del DPR 633/72 devono necessariamente coordinarsi con quelle dell'articolo 19 del DPR 633/72 che, espressamente, prevede che la detrazione dell'imposta può effettuarsi al massimo con la dichiarazione relativa all'anno in cui il diritto alla detrazione è sorto. Tale termine è scaduto con la sentenza di truffa il 5 settembre 2017. D'altra parte la società istante, precisa l'amministrazione, potrà ricorrere a quanto prevede l'articolo 30-ter del DPR 633/72 e richiedere entro il 5 settembre 2019 la restituzione dell'imposta versata e non dovuta. Per quanto riguarda gli importi persi in sede civile, essendo stata effettuata l'azione di pignoramento della società a maggio 2019, da tale periodo l'azienda può emettere la nota di variazione in diminuzione ed effettuare la detrazione. E questo vale anche ai fini Ires e Irap.

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