Il Decreto Fiscale 2020 è stato definitivamente approvato dal Governo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 252, Serie Generale. Si tratta del Decreto Legge 26 ottobre 2019 n° 124. Trattandosi di un decreto in materia tributaria è abbastanza corposo e affronta diverse tematiche. Si compone di ben 60 articoli e, come recita la norma di chiusura finale, entra in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Di conseguenza le sue disposizioni sono entrate in vigore ufficialmente il 27 ottobre 2019.

Accollo imposta altrui e divieto compensazione

Il Legislatore all'articolo 1 del Decreto Fiscale si premura, immediatamente, di precisare in sintonia con quanto stabilito dall'articolo 8, comma 2, dello Statuto del Contribuente, che chiunque decida di accollarsi il debito d'imposta di un terzo soggetto deve provvedere al pagamento secondo le disposizioni relative ai singoli tributi, ma, in quanto soggetto accollante non ha la facoltà di utilizzare i propri crediti fiscali in compensazione. Ovviamente, questa disposizione è dettata dal fatto che il soggetto accollante può decidere di pagare solo alcune specifiche imposte e non tutte quelle del soggetto accollato. Tanto è vero che l'articolo 8, comma 2, dello Statuto del contribuente specifica che l'accollo di imposta non significa che il debitore originario sia liberato dalla sua obbligazione o dalle sue obbligazioni.

Se si procede ad effettuare dei versamenti utilizzando dei crediti propri in compensazione ed in aperta violazione delle disposizioni precedenti si rischia il pagamento di una sanzione variabile dal 15% al 200% dei crediti utilizzati in compensazione, come statuito dall'articolo 13 del Decreto legislativo 471/1997.

Tali sanzioni posso essere irrogate sia al soggetto accollante che al debitore originario entro 8 anni dal rilascio della delega. Senza contare che il soggetto accollante rimane obbligato in solido con l'accollato per l'importo degli eventuali interessi di mora.

Partite Iva cessate e inibizione compensazione

L'articolo 2 del Decreto Fiscale 2020 va ad integrare le disposizioni contenute all'articolo 17 del Decreto legislativo 241/1997. Tale articolo detta "Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e di imposta del valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni". Il Decreto Fiscale 2020, infatti, dopo il comma 2 - ter di tale disposizione, va ad aggiungere il comma 2 - quater, il comma 2 quinques e il comma 2 sexies. la prima disposizione deroga a quanto stabilito nell'articolo 8, comma 1, dello Statuto del Contribuente L'articolo 8, comma 1, stabilisce infatti che l'obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione.

Ma il comma 2 quater, introdotto dal Decreto Fiscale 2020, stabilisce che i contribuenti che hanno cessato la partita Iva e abbiano ricevuto la relativa notifica da parte dell'amministrazione finanziaria, a partire dalla data della notifica stessa non possono più avvalersi della facoltà della compensazione dei crediti indipendentemente dalla tipologia e dall'importo di questi crediti. E anche se non siano direttamente riferibili all'attività svolta con la partita Iva cessata. Tale disposizione, in base al comma 2 quinquies, si applica anche a quegli operatori commerciali che effettuavano operazioni intra-comunitarie e che sono stati esclusi dalla banca dati dei soggetti passivi. Tale impedimento opera fino a quando non sono state rimosse le irregolarità che hanno dato luogo all'esclusione.

Nel caso di pagamenti in compensazione effettuati in violazione delle precedenti disposizioni, il comma 2 sexies stabilisce che il modello F24 verrà scartato dal sistema e tale scarto verrà comunicato al contribuente dall'Agenzia delle Entrate.

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