Sono bastate poche ore per far fare marcia indietro al noto servizio di fotoritocco, acquistato a marzo da Facebook per 715 milioni di euro. La proposta di cambiare i regolamenti della privacy ed i termini di servizio dell’applicazione è stata avanzata ieri con lo scopo di aprire la strada all’utilizzo delle immagini d’archivio da parte di organizzazioni esterne, per campagne pubblicitarie o di promozione.
Secondo la nuova policy, la proprietà dello scatto sarebbe rimasta all’autore, che non avrebbe recepito alcun compenso economico, mentre a Instagram sarebbe stata garantita la licenza per l’utilizzo a scopi commerciali della foto.
Una proposta che ha sollevato un vespaio di proteste nella community.
Migliaia di post, hashtag #facebooksucks #instafraud e scatti neri, hanno invaso gli account costringendo l’azienda fondata da Kevin Systrom e Mike Krieger a fare marcia indietro. Oggi, le scuse ufficiali per le incomprensioni alimentate da testi definiti “fuorvianti”. Systrom, Chief Executive di Instagram, per ora si limita a generalizzare, dichiarando che ciò che si vuole è “costruire uno spazio dove imprese e utenti potranno promuove i loro profili all'interno della community per aumentare il coinvolgimento e avere un pubblico più definito”.
Già così dovrebbero arrivare i primi incassi. Ma potrebbe non bastare. L’App di fotoritocco è infatti gratuita per gli utenti, che sono passati negli ultimi 2 anni da 200 mila a 100 milioni, facendo lievitare i costi, ad esempio per l’archiviazione delle immagini sulla piattaforma di cloud computing.
La sfida che si pone oggi è quella di trasformare Instagram in una macchina da soldi capace per lo meno di autoalimentarsi senza risultare eccessivamente invasiva: un difficile compromesso tra necessità di business e tutela della privacy.