Se ne parla da mesi, forse anni. Adesso, però, sembrerebbe essere arrivata la svolta decisiva, che porterà finalmente all'implementazione del tasto Non mi piace sul celeberrimo social network di Mark Zuckerberg, Facebook.

Ogni "rivoluzione" (per quanto possa essere considerata tale una novità in ambito telematico) crea dissensi ed opinioni opposte, ancor prima della sua comparsa ufficiale, proprio come già accaduto per il dito medio su WhatsApp. Ad attenderlo con maggior attesa sono soprattutto gli utenti tipici, che utilizzano Facebook come fonte di svago e, perché no, anche di informazione (pur essendo quest'ultima relegata spesso ai "fatti personali" dei propri conoscenti ma, tant'è, si tratta pur sempre di informazione).

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Invece, coloro i quali sembrerebbero non gradire molto un'eventualità del genere sono gli imprenditori, a capo di piccole, medie e grandi aziende. Se è pur vero che, lavorativamente parlando, i social non dovrebbero rappresentare un punto d'attenzione focale, è altrettanto giusto riconoscere l'impatto che questi strumenti hanno nei confronti del pubblico, con la possibilità di instaurare nuovi rapporti di carattere commerciale o di farli decadere una volta per tutte.

Il tasto Non mi piace arriva su Facebook
Il tasto Non mi piace arriva su Facebook

La visibilità che conta

Le opinioni hanno un peso, influenzano ed incidono sulle decisioni altrui. Per questo, sarebbe meglio che fossero positive e che non screditassero l'immagine del brand o di un prodotto a questo associato. Premesso ciò, non si può fare a meno di considerare le conseguenze che i "dislike"  ricevuti potrebbero avere sulle percezioni dei clienti, potenziali e già acquisiti. Non giriamoci attorno: se un grande nome o un bene specifico messo in commercio ricevono un numero spropositato di Non mi piace, è più che plausibile registrare successivamente un calo d'interesse verso questi ultimi, il che si tradurrebbe di logica in una riduzione del volume di vendita.

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Per ogni azienda che si rispetti, l'obiettivo primario è quello di espandere la propria rete e consolidare i rapporti con i consumatori già raggiunti: da questa considerazione nascono i timori verso quella che, una volta introdotta, potrebbe diventare una pericolosa "arma" puntata verso il proprio business.

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