Alle ore 12 del 20 gennaio, come sancisce il XX emendamento alla Costituzione, Donald Trump ha assunto ufficialmente il mandato come presidente degli Stati Uniti. Da quel momento le decisioni che preso hanno generato sconcerto e indignazione nel popolo americano che è sceso in piazza a protestare e nel coro contro Tycoon ci sono anche le aziende hi-tech della Silicon Valley.

Il rapporto tra il nuovo inquilino della casa bianca e la tecnologia è molto particolare.

Donald Trump, o chi per lui, utilizza i social network per diffondere il suo pensiero, come fatto anche durante la campagna elettorale, eppure le idee del presidente USA sono in netto contrasto con quelle della Silicon Valley che fin dalle prime battute per la corsa alla presidenza hanno appoggiato l'altra candidata, Hillary Clinton.

Trump contro tutti

Ciò che preme maggiormente ai giganti, e non, dell'hi-tech californiano è il muro che l'amministrazione USA sta alzando al confine con il Messico.

Oltre a far tornare indietro il tempo ad anni bui della guerra fredda e del muro di Berlino, la questione immigrati è molto seria.

Gli immigrati sono la forza lavoro di tutte le aziende del mondo tecnologico della Silicon Valley e doverne fare a meno significherebbe perdere quote di mercato. Ed è in quest'ottica che le società stanno decidendo cosa fare e se fare fronte comune contro Donald Trump.

L'elenco delle società che si oppone alle decisioni del Presidente sono davvero tantissime: Google, Facebook, Uber, Apple, Tesla, Microsoft.

Intanto anche gli scontri interni alla Casa Bianca non si placano. Il Ministro della Giustizia ad interim Sally Yates è stata licenziata in tronco per aver dato ordine ai legali di non difendere il decreto presidenziale sull'immigrazione, una mossa sorprendente che ricorda il "massacro del sabato notte" del presidente Richard Nixon nel 1973, quando ha licenziato il procuratore generale e il vice procuratore generale, perché si sono rifiutati di licenziare Archibald Cox, il procuratore speciale nel caso Watergate.

Trump e i social network

Il rapporto di Trump con i social network è così controverso che è sempre dai social che arrivano i maggiori attacchi e critiche contro le decisioni del neo presidente. Anche Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, non tarda a dire la sua tramite un post sulla sua pagina personale. Il CEO del social in blu si sente preso in causa sulla questione immigrazione visto che oltre ad essere parte delle aziende della Silicon Valley ha origini europee.

I bisnonni di Mark provenivano da Germania, Austria e Polonia, mentre i genitori della moglie Priscilla erano profughi provenienti dalla Cina e dal Vietnam. Continua con un lungo post di cui l'estrema sintesi è che gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati e dovrebbe esserne orgogliosa.

I vertici delle aziende della Silicon Valley stanno cercando di capire che ruolo assumere e come affrontare il tifone Trump.

La preoccupazione è che la sua presidenza lasci il settore della tecnologia in una posizione di disagio e le azioni intraprese fino ad ora dal presidente sembrano confermare questa idea.

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