In uscita il nuovo libro di Riccardo Campa, Sociologo della Scienza in quel di Cracovia (Università Jagellonica) in Polonia e noto futurologo italiano: “La società degli automi...” D- Editore” che già ha innestato un dibattito nella cultura italiana con interviste e segnalazioni.

Umanesimo e Robotica

A firma Massimiliano Greco, su Opinione Pubblica, una intervista e una recensione anteprima al libro di Campa evidenziano molti punti precisi sull'attuale nuova rivoluzione informatica e con rara chiarezza e lucidità intellettuale.

Scrive ad esempio il giornalista scientifico:

“La prima trappola evitata è quella di attribuire i guasti sociali legati alla disoccupazione tecnologica ai robot e alle macchine, e non al sistema di produzione e di distribuzione della ricchezza”.

Oppure lo stesso Campa nell'intervista:

“ L’automazione, i robot umanoidi, i computer quantistici renderanno obsoleti quasi tutti i lavori convenzionali. Tutti i lavori restanti saranno precari e temporanei. Se avranno bisogno di umani, gli imprenditori potranno assumere e licenziare a piacimento, con un minimo preavviso”.

Robotica e Politica

In Riccardo Campa e le sue analisi quel che spicca è una potenza e complessità ciberculturale che trascende i luoghi comuni e gli stereotipi che spesso caratterizzano a livello strettamente politico ed economico, almeno in Italia, la nuova sfida tecnologica e il tutto documentato con rigore scientifico. Intanto si fa piazza pulita del solito grave errore concettuale della Natura contrapposta alla Tecnologia, cosi caro a certa Intellighenzia italiana da anni abbagliata da certo ecologismo di retroguardia, dal mito della Green economy e dello sviluppo sostenibile, importanti solo come antivirus e sottomenu in prospettive però di tecnoeconomia necessaria realisticamente per rispondere alla sovrappolazione in progress che attende in generale l'umanità nel prossimo decennio.

Sfida che richiede rivoluzioni radicali per modelli di sviluppo nuovamente sovrabbondanti da un lato (non si vive di solo pane e pastorizia e ricette vegane...) e oggi possibili grazie all'informatica sociale e all'automazione, leggi robotica, in certo senso totale, concertate con razionalità e immaginazione.

Dall'altro si trascende sia un facile liberismo arcaico tecnofilo, i robot e le nuove tecnologia indirettamente generano davvero nuovo disoccupazione ma per gli scienziati, appunto, le soluzioni esistono eccome: il problema è essenzialmente oltre che culturale attardato strettamente politico ed economico, dinamiche ancora incapaci di visioni prospettiche e congetturali fondamentali basate sulla conoscenza scientifica, finanche generazionale.

Un mondo computer e robot presuppone uomini e donne del futuro come filosofie soggettive, non certamente le attuali classi dirigenti ancora novecentesche, in certo senso analfabete dal punto di vista tecnoscientifico, quando non in malafede per la solita tipologia dominante politichese, in Italia e Europa in particolare, a differenza del Giappone e parzialmente degli Usa, basata vuoi sul malaffare ad personam o sulla speculazione finanzocratica internazionale neototalitaria.

Assolutamente controcorrente infine le riflessioni sulla cosiddetta robot tax e sul Reddito di esistenza o civiltà o cittadinanza o cosiddetto minimo, a quanto pare possibile, proprio grazie alle trasformazioni epocali già in divenire dalla nascente rivoluzione robotica paragonabile a quella dei computer di fine Novecento e inizio anni Duemila.

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