Dopo la recente scoperta dell'esistenza di sette nuovi pianeti intorno alla stella nana Trappist-1, si è avviato un grosso processo di ricerca di nuove tecnologie che consentiranno all'uomo, nel prossimo futuro, di poter viaggiare verso nuovi esopianeti dove si ipotizza l'esistenza di vita.

Queste grandi scoperte diventano anche motori pulsanti di uno slancio economico verso il mondo della ricerca aerospaziale. Ne sono convinti anche all'ESA, Agenzia Spaziale Europea, tanto da iniziare a finanziare un preliminare progetto sui sistemi di propulsione spaziale. Infatti, fin'ora la propulsione convenzionale dei razzi avviene caricando tonnellate di ossigeno liquido, o altri agenti ossidanti, che combinandosi con il propellente, danno il via ad una combustione che fornisce la spinta necessaria a vincere le forze che si oppongono al moto del velivolo che si allontana dalla terra.

Ciò, evidentemente, risulta esoso sia in termini di sistemi on-board per il monitoraggio dei parametri di combustione, sia dei notevoli sprechi, a discapito anche dei costi di lancio.

Gli ingegneri dell'Azienda britannica REACTION ENGINE LIMITED, stanno mettendo appunto un propulsore, il SABRE (Synergistic Air-Breathing Rocket Engine), che promette, almeno per la fase iniziale del volo, di utilizzare l'aria atmosferica nella combustione, prima della chiusura della presa d'aria a Mach 5,14 e all'accensione della modalità classica a razzo (bruciando idrogeno e ossigeno stoccati a bordo) al raggiungimento dei 28,5Km di quota, dove l'aria è più rarefatta. Il sistema SABRE, inoltre, trae le sue origini da ricerche tecnologiche che risalgono al 1955, quando si iniziò a parlare di motori ad aria liquefatta (LACE) della Marquardt e della General Dynamics, per poi approdare, negli anni sessanta, all'interno del programma USAF nel campo degli spazioplani.

Da allora, sono passati oltre sessant'anni, il progetto si è notevolmente evoluto, grazie al lavoro del progettista Alan Bond. Oggi abbiamo un propulsore con motore a getto preraffreddato ipersonico ibrido esoreattore-endoreattore, accoppiato con un compressore assiale ad onda d'urto. Per il suo raffreddamento viene utilizzato l'elio.

Nel propulsore troviamo un ugello convergente-divergente, capace di generare una spinta a vuoto di ben 2940kN. Il rapporto di compressione è di 140, con un rapporto potenza/peso di 14. Il processo di combustione avviene miscelando Aria (fino a 28,5km), Liquid-O2 (ossigeno liquido), Liquid-H2 (idrogeno liquido).

Due propulsori SABRE equipaggeranno lo spazioplano skylon, in sviluppo presso la stessa REACTION ENGINE. Uno spazioplano senza equipaggio che sarà in grado di raggiungere l'orbita terrestre con un solo stadio (SSTO, Single Stage To Orbit), decollando ed atterrando come un aeroplano convenzionale. Il primo volo prova è previsto per il 2019, mentre nel 2022 potrebbero iniziare le operazioni di attracco alla Stazione Spaziale Internazionale, lì dove una volta arrivava lo Space Shuttle.

E' iniziata l'era dei viaggi spaziali.

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