Le problematiche legate alla privacy sono insite nel servizio offerto da Facebook fin dalla sua nascita. Già nel 2010, Mark Zuckerberg si era spinto ad affermare che la privacy “è un concetto ormai superato” e che gli utenti “non hanno problemi a condividere informazioni personali online”, poiché “le norme sociali cambiano nel tempo”. Nel corso degli anni però, nonostante le convinzioni del suo co-fondatore, Facebook ha costantemente ricevuto proteste da parte di singoli navigatori, legislatori e organizzazioni come la Electronic Frontier Foundation - una tra le principali associazioni per la tutela delle libertà online - a causa della progressiva disgregazione della privacy degli iscritti, anche a causa della poca trasparenza e informazione sull’utilizzo degli strumenti attraverso cui gli utenti del social network possono proteggere i propri dati e contenuti personali.

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Il motivo della debolezza di Facebook sul terreno della privacy risiede principalmente nel fatto che si tratta di un servizio gratuito offerto da una società che genera la maggior parte del proprio fatturato vendendo agli inserzionisti pubblicità profilate, basate su dati, demografia, e preferenze degli iscritti. Questa è da sempre la base su cui si fonda il business model del social network e le recenti vicende legate alle attività di Cambridge Analytica hanno dimostrato come le cose siano andate ben oltre il lecito, quando a raccogliere i dati sono intervenuti soggetti terzi all’azienda co-fondata da Zuckerberg.

Solo il 23% dei navigatori americani pagherebbe per utilizzare Facebook

Una versione di Facebook che a fronte dell’assenza di inserzioni pubblicitarie, prevedesse l’utilizzo a pagamento del social network, potrebbe tutelare gli utenti dalla messa in vendita dei loro dati, siano questi comunicati alle terze parti in modo aggregato o meno, trattati da Facebook o da soggetti partner. Per gli abbonati, il servizio potrebbe rappresentare una garanzia di privacy maggiore.

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Ma gli utenti sarebbero davvero disposti a pagare per l’utilizzo di un social network? La risposta, perlomeno per quanto riguarda il fronte statunitense, arriva da una ricerca condotta dal sito di tecnologia Recode in collaborazione con la società specializzata in ricerche e analisi di mercato Toluna. Il risultato di questa ricerca evidenzia come il 77% degli intervistati continuerebbe a utilizzare la versione gratuita di Facebook, mentre il restante 23% opterebbe invece per la versione a pagamento.

Circa il 42% di coloro che sarebbero propensi a pagare un abbonamento, pagherebbe mensilmente da 1 a 5 dollari, circa il 25% da 6 e 10 dollari, il 22% da 11 a 15 dollari e infine l’11.6% oltre 15 dollari.

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