L'epidemia da Coronavirus ha costretto milioni di persone a rimanere confinate nelle proprie case e cambiare radicalmente il proprio stile di vita. Si teme che tutto questo possa avere conseguenze anche per il prossimo futuro. A questo proposito Edoardo Fleischner, docente di Comunicazione all'Università di Milano, ha rilasciato un'intervista ad Agi (Agenzia Giornalistica Italiana) in cui espone come sta mutando l'Italia in relazione alla pandemia da Covid-19.

Edoardo Fleischner: 'Coronavirus e alfabetizzazione digitale forzata'

Edoardo Fleischner sottolinea come durante la quarantena stiano camminando di pari passo lo smartworking e la didattica collettiva. Gli italiani sono stati costretti ad un'alfabetizzazione digitale forzata per imparare a padroneggiare nel minor tempo possibile le nozioni informatiche necessarie per riuscire a lavorare da casa. Fleischner afferma che questo è un "fenomeno senza precedenti". Per fare un esempio pratico di quello che sta accadendo, il docente sostiene che è come "se in una situazione di emergenza come un terremoto tutti fossero costretti da subito a imparare come comportarsi".

Il professore sottolinea come fino ad ora la digitalizzazione in Italia si fosse diffusa a macchia di leopardo, con intere zone in cui il digitale non veniva utilizzato a causa di ritardi economici, delle infrastutture o culturali. Appare quindi probabile che dopo l'emergenza Coronavirus ci sarà un crollo del digital divide. Le competenze acquisite in questo periodo, secondo il professore, potrebbero anche modificare l'uso futuro di internet.

Ma a tutto questo le infrastrutture sono preparate? La risposta sfortunatamente è no, tutti infatti oggi stanno vivendo un sovraccarico della rete internet, anche se per ora un collasso della stessa non appare un rischio concreto.

Ma questo non è l'unico aspetto della nostra società che potrebbe mutare dopo il Coronavirus.

Paul Freedman: "E' possibile che ci saranno molti meno ristoranti"

Sulla stessa scia il pensiero di Paul Freedman, professore di storia presso la Yale University: secondo lui in futuro "ci potrebbero essere meno ristoranti".

L'esperto fa presente come nell'ultimo periodo negli Stati Uniti d'America, come nel resto del mondo, molte persone abbiano sviluppato una propensione per il cibo d'asporto. I ristoranti potrebbero risentire dunque dell'epidemia di Coronavirus e chiudere i battenti almeno per un po, considerato anche come la maggior parte della gente stia imparando o riscoprendo le proprie doti culinarie.

I ristoranti potrebbero inoltre essere costretti a modificare le proprie strutture per via del distanziamento sociale imposto dal Covid-19 che li porterebbe a poter accogliere un numero minore di clienti ed adottare norme igieniche molto più stringenti.

Deborah Tannen: "Sappiamo che toccare le cose e stare con le altre persone è pericoloso"

Assimilabile a quelli già riportati anche il pensiero di Deborah Tannen, professoressa associata alla Georgetown. Il Coronavirus come l'Influenza Spagnola, il Crollo delle Torri Gemelle e la crisi del 2008, ha ricordato alle persone, ha sottolineato la Tannen, quanto siano vulnerabili. Tutto questo ha cambiato profondamente il modo di vivere portando alla consapevolezza che "toccare cose, stare con le altre persone e respirare in uno spazio chiuso è rischioso". Sostiene ancora la studiosa che in futuro molte persone "potrebbero continuare ad evitare di stringere le mani o toccarsi i volti".

Le "misure di distanziamento sociale" potrebbero dunque in una qualche misura essere state apprese indirettamente da tutti, con la conseguenza che in pochi ad emergenza terminata riprenderanno le vecchie abitudini.

Quel che è certo è che l'epidemia di Covid-19 potrebbe insegnare all'umanità ad utilizzare le tecnologie in modo più flessibile e sostenibile.

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