All’edizione 2026 del World Economic Forum di Davos, l’intelligenza artificiale ha dominato la scena, trasformando la celebre località svizzera in un vero summit tecnologico. I CEO delle principali aziende del settore hanno alternato discorsi visionari ad attacchi diretti ai concorrenti, delineando le tensioni crescenti tra hype e responsabilità.

Un palcoscenico per l’AI: infrastruttura e predominio industriale

Secondo il CEO di Nvidia, Jensen Huang, l’AI non è più solo software, ma una piattaforma multilivello che richiede una convergenza tra energia, chip, cloud, modelli e applicazioni.

Una “piattaforma infrastrutturale” che sta generando “il più grande sviluppo infrastrutturale nella storia umana”. Huang ha sottolineato come l’AI possa rappresentare un’opportunità unica per l’Europa, grazie al suo forte distretto industriale e alla potenzialità di applicazioni fisiche, come la robotica.

Diffusione vs concentrazione: il monito di Nadella

Satya Nadella di Microsoft ha lanciato un avvertimento stringente: se l’AI resta appannaggio delle aziende tech e delle economie più ricche, rischia di essere solo una bolla. Per evitarlo, i benefici devono estendersi a sanità, istruzione, manifattura e piccole imprese. Il CEO ha aggiunto che la vera risorsa scarsa non è solo l’energia o la potenza di calcolo, ma anche la “legittimità sociale” che l’AI deve ottenere dimostrando impatti reali e tangibili sulla vita quotidiana.

Dialoghi aspri: Amodei attacca, Musk immagina

I toni si sono fatti accesi soprattutto quando Dario Amodei di Anthropic ha criticato la recente decisione statunitense di consentire l’esportazione di chip avanzati a clienti cinesi, paragonandola a “vendere armi nucleari alla Corea del Nord”. L’attacco è ancor più pungente se si considera che Anthropic è uno dei maggiori clienti di Nvidia. Allo stesso tempo, Amodei ha profetizzato un futuro in cui l’AI potrebbe amplificare le disuguaglianze, con la Silicon Valley che potrebbe ottenere una crescita del PIL del 50% mentre la disoccupazione globale rischia di salire fino al 20%.

Elon Musk, invece, ha evocato un’immagine futuristica: un mondo saturo di robot capaci di soddisfare ogni bisogno umano, prefigurando un’AI più intelligente degli esseri umani entro pochi anni.

Rischio bolla, ma anche sviluppo accelerato

Demis Hassabis di DeepMind, pur avvertendo che i livelli attuali di investimento in AI sembrano “da bolla” per l’ingresso di capitali in startup senza prodotti concreti, ha rassicurato sottolineando la solidità del modello di business di Google e il ruolo chiave del suo AI nella ricerca scientifica e medica. Altri CEO, come quelli di OpenAI, hanno invece ribadito la natura trasformativa dell’AI, paragonabile a tecnologie-motore del progresso come la corrente elettrica; secondo Christopher Lehane, si sta già registrando un moltiplicatore di produttività sette volte superiore.

Discriminazione sociale e stabilità economica

Jamie Dimon di JPMorgan ha messo in guardia contro un’adozione sregolata dell’AI, che potrebbe causare disoccupazione di massa e tensioni sociali, a partire dal settore dei camionisti, che conta milioni di lavoratori.

Dimon ha auspicato un’implementazione graduale, accompagnata da programmi di riqualificazione e sostegno al reddito.

Il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, ha avvertito che non tutte le aziende attive nel boom dell’AI avranno successo: alcune potrebbero non giustificare le valutazioni elevate e subire flessioni nei prezzi delle azioni. Inoltre, Gates ha messo in luce come i tempi dell’impatto occupazionale dell’AI possano essere anticipati rispetto alle previsioni dei governi.

Il potere dei giganti sotto i riflettori

L’ampiezza dell’influenza delle aziende tech è stata ripresa anche da fonti come El País, che ha sottolineato come i colossi presenti – da Musk a Nadella, da Huang ad Alex Karp di Palantir – abbiano capitalizzazioni paragonabili al PIL di grandi nazioni e un controllo strategico su infrastrutture critiche come data center e semiconduttori.

In sintesi, Davos 2026 ha mostrato una leadership tecnologica capace di immaginare scenari audaci e strutturali, ma anche di scontrarsi su temi geopolitici, diseguaglianza e governance dell’AI. L’intelligenza artificiale è ormai al centro di strategie globali, ma la sfida sarà governare la sua espansione in modo equo e sostenibile.