Un'indagine del Pew Research Center, ripresa da TechCrunch il 25 febbraio 2026, evidenzia un aspetto rilevante del rapporto tra adolescenti statunitensi e intelligenza artificiale: circa il 12% di loro si rivolge ai chatbot per trovare comfort emotivo o consigli. Questo fenomeno suscita preoccupazioni tra psicologi, genitori e policy maker.

Dati chiave dal report Pew

Secondo il report del Pew Research Center, il 12% degli adolescenti statunitensi utilizza i chatbot per supporto emotivo o consigli, mentre il 16% li impiega per conversazioni casuali.

Le attività più comuni rimangono tuttavia legate all’informazione (57%) e allo studio (54%). I genitori mostrano una maggiore riluttanza: solo il 28% approva l’uso dei chatbot per conversazioni leggere, e appena il 18% per supporto emotivo; il 58% è categoricamente contrario a questa modalità di utilizzo.

Implicazioni psicologiche e sociali

Gli esperti invitano alla cautela. Si avverte che queste esperienze potrebbero isolare i giovani, allontanandoli dalla realtà interpersonale e dai fatti concreti, con conseguenze potenzialmente gravi. Questo allarme si inserisce in una serie di casi limite: piattaforme come Character.AI hanno disattivato l’esperienza chatbot per minori a seguito di cause legali legate a suicidi giovanili, mentre OpenAI ha ritirato il modello GPT‑4o, accusato di incentivare atteggiamenti eccessivamente compiacenti verso l’utente, creando dipendenza emotiva.

Un confronto con altri studi recenti

Il dato del 12% appare contenuto se confrontato con altre indagini. Un rapporto del dicembre 2025 rileva che il 13% dei giovani tra 12 e 21 anni cerca consigli di salute mentale da chatbot, cifra che sale al 22% tra gli 18–21enni. Altri sondaggi precedenti mostrano un uso ancor più esteso: il 72% degli adolescenti americani ha provato un “AI companion” e il 52% ne è utente regolare. In particolare, il 33% lo utilizza per interazioni sociali, affettive o emotive. Inoltre, il 39% dichiara di esercitare abilità sociali vissute prima in conversazioni con AI. Questi numeri suggeriscono una tendenza consistente: gli adolescenti ricorrono con frequenza crescente all’AI per bisogni sociali o emotivi.

Prospettive e strategie educative

Il fenomeno assume contorni complessi tra soluzioni immediate e rischi psicologici. I motivi principali della fiducia nei chatbot includono disponibilità continua, assenza di giudizio, accesso immediato e riservatezza – qualità che attraggono soprattutto ragazzi che faticano a esprimersi nel mondo reale. Tuttavia, manca il feedback sfidante e autentico della relazione umana, sollevando dubbi sul loro ruolo come sostegno emotivo sostitutivo.

Da qui l’appello a interventi educativi mirati: potenziare l’alfabetizzazione digitale, sensibilizzare sul funzionamento dell’AI, offrire alternative di supporto autentico a scuola, e istituire regolamentazioni efficaci per proteggere gli utenti più vulnerabili.

In sintesi, il 12% di uso di chatbot per supporto emotivo tra teen statunitensi non è un fenomeno isolato, ma parte di un trend in crescita che richiede una risposta equilibrata: riconoscere l’attrattiva e le potenzialità degli strumenti generativi, senza ignorare le fragilità emergenti e costruire sistemi di tutela e educazione che li integrino senza sostituire le relazioni umane.