Il 23 febbraio 2026, il gruppo di analisti Citrini Research ha delineato uno scenario estremo in cui gli agenti AI potrebbero innescare una catastrofe economica entro due anni. Il rapporto, ripreso da TechCrunch, descrive un meccanismo a feedback negativo: l'incremento delle capacità dell'intelligenza artificiale riduce la domanda di lavoro umano, comprimendo i redditi e i consumi. Le imprese, per compensare, aumentano gli investimenti in AI, alimentando un ciclo autodistruttivo.
Lo scenario di crisi proposto da Citrini Research
Secondo Citrini Research, una maggiore efficienza dell'AI comporterebbe licenziamenti diffusi, con una conseguente contrazione dei redditi e del potere d'acquisto.
Le aziende reagirebbero potenziando ulteriormente l'adozione di agenti AI avanzati per mantenere la redditività, innescando una spirale discendente. Il risultato ipotizzato è un raddoppio della disoccupazione e una riduzione di oltre un terzo del valore complessivo del mercato azionario. Citrini Research sottolinea che si tratta di uno scenario, non di una previsione, ma l'analogia con la teoria della "Death of SaaS" estende la portata del rischio a tutti i modelli di business basati su ottimizzazione e intermediazione.
Riflessi nel dibattito economico attuale
Il potenziale impatto dell'AI sull'economia è già oggetto di acceso dibattito. Il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (FMI) evidenzia la fragilità della crescita globale, rivista al rialzo per il 2026 (3,3%), ma dipendente dal settore tecnologico statunitense.
L'FMI avverte che, in assenza dei guadagni attesi dall'AI, una correzione dei mercati azionari potrebbe ridurre la crescita globale di 0,4 punti percentuali.
Inoltre, al Forum di Davos, la direttrice generale dell'FMI, Kristalina Georgieva, ha parlato di un'onda d'urto, o "tsunami", sul mercato del lavoro causata dall'intelligenza artificiale. Si stima che il 60% dei posti di lavoro nei paesi avanzati sarà trasformato o eliminato, con un impatto particolarmente significativo sui giovani.
Dalla speculazione tecnologica alla realtà economica
Lo scenario di Citrini Research va interpretato alla luce delle aspettative spesso esagerate sull'AI, oscillanti tra iperbole tecnologica e reale impatto economico.
Gran parte della spesa in infrastrutture AI, specialmente negli Stati Uniti, si basa su componenti importati, limitando il pieno contributo al PIL nazionale e attenuando il moltiplicatore economico. Analisti come Joseph Politano stimano un impatto aggiuntivo sulla crescita di soli 0,2 punti percentuali, mentre Goldman Sachs considera l'effetto quasi trascurabile.
Parallelamente, i rischi legati alla valutazione gonfiata dei titoli tecnologici, alimentata dall'entusiasmo per l'AI, sono evidenti. L'OCSE ha segnalato il potenziale scoppio di una "bolla AI", con ripercussioni significative sull'economia statunitense.
Strategie di tutela e governance
Per mitigare scenari critici come quello ipotizzato da Citrini Research, sono necessarie politiche attive di formazione, un rafforzamento degli ammortizzatori sociali e una collaborazione tra governo, imprese e istituzioni.
L'adozione indiscriminata di agenti AI senza adeguata supervisione può generare rischi sistemici, dalle instabilità nei mercati finanziari automatizzati a crisi nelle catene logistiche globali.
La ricerca sull'"Agent Economy" basata su blockchain, che propone di conferire identità legali e autonomia economica agli agenti AI, solleva interrogativi cruciali su supervisione, responsabilità e integrazione macroeconomica.
Un monito per modelli economici sostenibili
Lo scenario di Citrini Research funge da richiesta di prudenza. Sottolinea le conseguenze di investimenti in AI privi di governance e strategie redistributive o formative. Ignorare il "feedback loop" tra licenziamenti, calo dei consumi e ulteriore automazione potrebbe portare a crisi sistemiche difficili da gestire.
Esiste, tuttavia, una visione alternativa: l'AI può diventare uno strumento di crescita inclusiva, a condizione che sia supportata da infrastrutture educative adeguate, regolamentazioni trasparenti e meccanismi di fiducia integrati nel sistema economico. Solo così l'innovazione potrà guidare il progresso anziché causare un collasso.