Meta punta a integrare il riconoscimento facciale nei propri smart glasses Ray‑Ban entro il 2026. La funzione, denominata internamente “Name Tag”, mira a dotare l’assistente AI degli occhiali della capacità di identificare persone note o con profili pubblici su piattaforme come Instagram, secondo quanto rivelato da un documento interno visionato dal New York Times.
Origini e contesto del progetto Name Tag
Il progetto “Name Tag” era stato inizialmente considerato da Meta per una conferenza dedicata alle persone ipovedenti, con l’intento di promuovere l’accessibilità.
Tuttavia, la società ha deciso di riprendere questo progetto, abbandonato nel 2021 a causa di ostacoli tecnici ed etici. Il documento interno suggerisce una strategia mirata: il lancio potrebbe avvenire in un contesto politico turbolento negli Stati Uniti, distraendo i gruppi per i diritti civili su altre questioni.
Le risposte di Meta e le preoccupazioni sulla privacy
Meta ha dichiarato di procedere con cautela e di non aver ancora preso una decisione definitiva riguardo all’implementazione del riconoscimento facciale. L’azienda aveva già interrotto l’uso di questa tecnologia su Facebook nel 2021, citando preoccupazioni legate alla privacy. Nonostante l’interesse a migliorare l’utilità del proprio assistente AI, Meta ribadisce la valutazione di tutte le implicazioni prima di procedere.
Precedenti e potenziali abusi
Le preoccupazioni sulla privacy non sono infondate. Nel 2024, studenti di Harvard hanno dimostrato come combinando gli smart glasses Ray‑Ban con un software specifico fosse possibile identificare passanti in tempo reale, ottenendo dati personali tramite database pubblici. Meta ha precisato che gli occhiali attuali non dispongono di riconoscimento facciale nativo e includono un LED visibile durante la registrazione, pensato per avvertire le persone inquadrate.
Scenario normativo e impatto tecnologico
L’Europa osserva con attenzione il potenziale sviluppo. Il Garante irlandese ha sollevato interrogativi sulla conformità dei smart glasses Meta con il GDPR, specialmente in vista di funzionalità biometriche avanzate.
A livello tecnologico, il riconoscimento facciale indossabile rappresenta una frontiera ambivalente: potenzialmente utile per l’assistenza a persone con disabilità, ma anche fonte di rischi per la sorveglianza massiva e la profilazione non consensuale.
Fiducia e interazione quotidiana
L’eventuale introduzione di “Name Tag” segna un nuovo capitolo nel dibattito sulla fiducia tra tecnologie indossabili e interazione sociale. Se da un lato il potenziamento dell’AI potrebbe migliorare l’accessibilità, dall’altro il rischio di un dispositivo capace di identificare individui all’insaputa di questi solleva seri interrogativi su consenso, sorveglianza e trasparenza. Il piccolo LED di registrazione appare, al momento, una tutela passiva insufficiente a garantire un’informazione consapevole.
Il progetto “Name Tag” è ancora in fase esplorativa, ma evidenzia la crescente tensione tra innovazione e responsabilità etico-legale. La sua adozione richiederà un attento equilibrio tra accessibilità, sicurezza e tutela dei diritti individuali.