Il 10 febbraio 2026, TechCrunch ha rivelato che l’amministrazione Trump, tramite l’EPA guidata da Lee Zeldin, intende revocare la cosiddetta “endangerment finding” del 2009. Questo provvedimento è fondamentale per qualificare i gas serra, come anidride carbonica e metano, come pericoli per la salute umana e il benessere.

Il significato della «endangerment finding»

La “endangerment finding” rappresenta un punto cardine per l’EPA, poiché stabilisce legalmente che i gas serra costituiscono una minaccia per la salute umana. Da allora, tale constatazione ha supportato una serie di regolamenti riguardanti le emissioni da veicoli, centrali elettriche e impianti industriali.

La sua validità è stata confermata da ripetute sentenze giudiziarie, inclusa la celebre decisione della Corte Suprema nel caso Massachusetts v. EPA del 2007. La revoca di questo provvedimento significherebbe, di fatto, lo smantellamento dell’intero impianto normativo statale in materia climatica.

Impatti previsti: veicoli, industrie, coerenza normativa

Secondo le anticipazioni di TechCrunch, il primo effetto tangibile si manifesterebbe sull’industria automobilistica, con la conseguente eliminazione delle norme sulle emissioni da veicoli. Tuttavia, la strategia ipotizzata dall’amministrazione Trump prevede di estendere tale provvedimento anche alle centrali energetiche e agli impianti industriali.

Queste potenziali mosse generano un’inevitabile incertezza normativa. Le aziende che operano sui mercati internazionali si troverebbero a dover gestire regole divergenti, con un conseguente aumento dei costi e un fenomeno di “regulatory whiplash”, ovvero un’instabilità normativa.

La retorica delle «trillioni di risparmi» e il contesto economico

L’EPA sostiene che la revisione normativa porterebbe a risparmi superiori a 1 trilione di dollari, sebbene non vengano forniti dati a sostegno di tale affermazione. Nel frattempo, studi condotti dal Congressional Budget Office evidenziano come l’aumento del livello del mare minacci beni immobili per un valore di quasi 1 trilione di dollari. Altri lavori di ricerca suggeriscono una possibile riduzione del PIL globale fino al 17% entro il 2050, a causa degli impatti del cambiamento climatico.

Risposte critiche e sforzi legali

Non sorprende che tale prospettiva abbia innescato reazioni immediate. Gruppi ambientalisti e Stati a guida Democratica hanno già annunciato la loro intenzione di intraprendere battaglie legali, facendo leva sul solido quadro giudiziario che si è consolidato negli anni in materia ambientale. Si profila, dunque, una lunga e complessa guerra giudiziaria, simile a quanto già accaduto in passato in occasione di altri tentativi di deregulation ambientale.

Trend di deregolamentazione dell’EPA Trump

La potenziale revoca della “endangerment finding” si inserisce in una più ampia strategia di deregolamentazione. Già nel 2025, l’EPA aveva tentato di abrogare regole severe riguardanti il particolato fine (PM2.5), il cosiddetto “Good Neighbor Plan” per lo smog tra Stati e le emissioni di sette inquinanti tossici.

Questa tendenza conferma la direzione intrapresa dall’amministrazione, che sembra prioritizzare l’economia rispetto alla tutela della salute, amplificando di conseguenza i rischi climatici e sanitari.

In sintesi, l’intenzione di revocare la “endangerment finding” del 2009 rappresenta probabilmente il colpo più significativo alla regolamentazione climatica federale in decenni. Se attuato, il provvedimento metterebbe in discussione non solo le politiche sui veicoli, ma l’intero approccio normativo statunitense sulla protezione ambientale, con conseguenze profonde a livello politico, economico e sociale.