La Serie C, da una parte attrae ogni settimana decine di migliaia di tifosi sugli spalti e resta un catino di entusiasmo, ma dall'altra purtroppo continua a perdere pezzi. E non è più un caso isolato, ma una tendenza preoccupante che mina la credibilità dell’intero sistema. Sappiamo bene che ci sono diversi club in difficoltà. La Serie C sta vivendo un’emorragia continua di club.
Tre club falliti in un anno: due altri a serio rischio
Già nella scorsa stagione si erano registrati casi clamorosi come quelli di Taranto e Turris, entrambe escluse dal campionato con annullamento dei risultati e classifiche stravolte.
E non è finita lì. Anche il Rimini ha seguito lo stesso destino: liquidazione, esclusione e poi fallimento nel giro di poche settimane.
Ora si aggiunge un altro nome alla lista dei possibili fallimenti, mentre un club è sul baratro con spese addirittura pagate dai tifosi. Altri segnali che qualcosa non funziona.
I club a rischio
Il Siracusa sta affrontando una grave crisi societaria a inizio 2026, caratterizzata da mancati pagamenti e rischio penalizzazioni. I problemi economici persistono dall'estate precedente, portando a ipotizzare la consegna della squadra al sindaco e mettendo a rischio il futuro del club. I tifosi si sono mobilitati per supportare le trasferte e la notizia ha fatto molto scalpore.
Ma la notizia delle ultime ore riguarda la Ternana, ufficialmente entrata in liquidazione volontaria dopo la decisione della proprietà di non ricapitalizzare il club per coprire le perdite. L’amministratore unico Fabio Forti ha rassegnato le dimissioni e sarà ora un liquidatore a gestire la fase finale della società. Una scelta che, pur non equivalendo formalmente al fallimento, apre scenari pesantissimi: dall’esclusione dal campionato fino alla possibile ripartenza dalle categorie dilettantistiche.
Il problema, quindi, è molto più grande della singola Ternana. Il punto è semplice e va detto senza giri di parole: il modello economico della Serie C è fragile. Costi alti, ricavi limitati, dipendenza totale dalle proprietà.
Basta che un investitore decida di non coprire le perdite — come accaduto a Terni — e il castello crolla. Le conseguenze sportive sono devastanti: classifiche falsate, campionati alterati, tifosi traditi. E ogni volta si riparte da zero, come se nulla fosse successo. La sensazione è chiara: la Serie C sta diventando un campionato instabile, dove sopravvive chi riesce a reggere economicamente, non necessariamente chi merita sul campo.
Se non cambia qualcosa, con controlli più rigidi, sostenibilità reale, regole più severe, il rischio è uno solo: continuare a vedere società storiche sparire una dopo l’altra. E a quel punto non sarà più emergenza. Sarà normalità.