Il 22 giugno 2026 Nvidia ha annunciato un innovativo sistema di raffreddamento a acqua tiepida per i data center AI, che promette di eliminare quasi completamente il consumo idrico all’interno delle strutture. Secondo Josh Parker, chief sustainability officer di Nvidia, «la sfida del consumo d’acqua nei data center è in gran parte risolta». Tuttavia, questa affermazione riguarda solo una porzione del problema complessivo.
Un sistema di raffreddamento efficiente
Il sistema Nvidia utilizza un fluido refrigerante a base di acqua e propilenglicole, simile all’antigelo, che circola a circa 45 °C (113 °F).
Dopo aver assorbito il calore dai server, il liquido raggiunge i 55 °C (131 °F) e lo cede a radiatori esterni, spesso senza la necessità di ventole o sistemi evaporativi. L'azienda sostiene che, in condizioni climatiche favorevoli, questa tecnologia può portare a una riduzione del 100% del consumo idrico direttamente nel data center.
La vera impronta idrica: oltre i confini del data center
Il limite di questa soluzione risiede nella definizione di “consumo d’acqua” adottata da Nvidia, che considera unicamente l’utilizzo interno alle infrastrutture. Vengono infatti esclusi i consumi idrici legati alla generazione dell’elettricità necessaria per alimentare i data center e alla produzione dei chip.
Questa prospettiva parziale significa che la riduzione ottenuta è solo una frazione dell’impronta idrica totale.
Consumi indiretti: il peso dell'energia
L’acqua utilizzata per la produzione di energia elettrica rappresenta la quota maggiore del consumo idrico complessivo di un data center. Le stime indicano che circa due terzi del consumo totale sono attribuibili alla generazione di energia, mentre un quarto è legato al raffreddamento diretto e un 8% alla produzione dell'hardware. Questo evidenzia come la soluzione di Nvidia, pur significativa per il raffreddamento, affronti solo una parte minoritaria del problema.
Il ruolo delle fonti energetiche
La maggior parte dei data center AI è ancora alimentata da centrali a combustibili fossili, che sono tra i maggiori consumatori d’acqua.
Negli Stati Uniti, queste centrali utilizzano miliardi di galloni d’acqua al giorno, con il carbone che richiede fino a 2,2 litri per kilowattora (l/kWh) e il gas naturale 1,17 l/kWh. Anche l’idroelettrico, pur non consumando direttamente, registra perdite significative per evaporazione (6,8 l/kWh). Al contrario, le fonti rinnovabili come l’eolico e il solare hanno un impatto idrico trascurabile, rispettivamente di circa 0,01 e 0,03 l/kWh, includendo anche l’acqua per la produzione e la pulizia dei pannelli.
Una transizione energetica necessaria
Nonostante la crescita delle energie rinnovabili, le proiezioni indicano che gas e carbone forniranno oltre il 40% dell’elettricità aggiuntiva richiesta dai data center fino al 2030.
Senza un cambiamento radicale in questa traiettoria energetica, i data center continueranno a consumare ingenti quantità d’acqua, indipendentemente dalle innovazioni interne come quella di Nvidia. La vera sostenibilità richiede una transizione verso energie rinnovabili a basso impatto idrico.
Prospettive per un raffreddamento realmente sostenibile
Oltre alla tecnologia Nvidia, si stanno esplorando altri approcci. Alcuni sistemi di raffreddamento a ciclo chiuso, come quelli adottati da Microsoft, mirano a ridurre il consumo d'acqua a livelli paragonabili a quelli di un ristorante. Altre soluzioni propongono una simbiosi tra data center e infrastrutture idriche urbane, promettendo notevoli risparmi idrici ed energetici.
È inoltre emerso il concetto di digital water sobriety, che promuove una governance trasparente dei consumi, politiche di localizzazione consapevole e una valutazione critica dell'uso delle risorse idriche legate all'AI.
In conclusione, il sistema Nvidia rappresenta un progresso importante nell'efficienza idrica interna dei data center. Tuttavia, la sfida idrico-energetica fondamentale si estende ben oltre i confini delle singole strutture, richiedendo una ristrutturazione complessiva dell'approccio alla produzione energetica e una maggiore trasparenza ambientale per affrontare l'impatto complessivo dell'intelligenza artificiale.