La morte di una donna di 76 anni in un incidente che ha coinvolto una Tesla in Texas ha riacceso il dibattito sui sistemi di assistenza alla guida della casa automobilistica. Mentre il caso attirava l’attenzione dell’opinione pubblica e degli osservatori del settore, Tesla ha deciso di intervenire pubblicamente per contestare la ricostruzione iniziale dei fatti.
L’incidente e le prime ricostruzioni
L’incidente è avvenuto nella serata di venerdì a Katy, in Texas, quando una Tesla Model 3 guidata da Michael Butler è uscita di strada andando a schiantarsi contro un’abitazione in mattoni.
Nell’impatto è rimasta gravemente ferita Martha Avila, trasportata in elicottero in ospedale e successivamente dichiarata morta.
Secondo quanto riferito da Butler agli agenti dello sceriffo della contea di Harris, al momento dell’incidente il veicolo stava utilizzando Autopilot. La notizia si è diffusa rapidamente e nel fine settimana il caso è diventato il fulcro del dibattito sui sistemi di assistenza alla guida di Tesla, Autopilot e Full Self-Driving (Supervised).
La replica di Tesla
Lunedì, rompendo una consuetudine di silenzio comunicativo adottata dopo lo smantellamento del proprio dipartimento di pubbliche relazioni, Tesla ha risposto alle accuse.
Ashok Elluswamy, vicepresidente del software per l’intelligenza artificiale dell’azienda e primo ingegnere assunto per il team Autopilot nel 2014, è intervenuto sulla piattaforma X fornendo una versione differente basata sui dati del veicolo.
"In questo caso, il conducente ha disattivato manualmente il sistema di guida autonoma premendo l’acceleratore fino al 100% della sua corsa in un’area residenziale", ha scritto. "Al momento dell’impatto il veicolo aveva raggiunto una velocità di 73 miglia orarie e l’acceleratore risultava ancora premuto anche dopo lo schianto".
Secondo questa ricostruzione, indipendentemente dal sistema eventualmente attivo, sarebbe stato il conducente a causare l’incidente mantenendo l’acceleratore completamente premuto, e non il software del veicolo.
Poco dopo è intervenuto anche Elon Musk, rilanciando il messaggio sul proprio account X. "Questa accusa non ha alcun senso. Il sistema FSD procede lentamente nelle strade residenziali e questo è stato un incidente ad alta velocità!", ha scritto.
Autopilot, Full Self-Driving e l’indagine federale
Tesla ha interrotto l’utilizzo del nome Autopilot per il proprio sistema base di assistenza alla guida nel gennaio scorso, dopo una decisione assunta in California secondo cui la denominazione poteva risultare fuorviante per i consumatori.
Il sistema Full Self-Driving (Supervised), disponibile tramite un abbonamento mensile da 99 dollari, è in grado di gestire diverse funzioni di guida, tra cui navigazione del percorso, sterzata, cambi di corsia e parcheggio. Tuttavia, richiede che il conducente mantenga in ogni momento una supervisione attiva del veicolo.
Nel frattempo, le autorità federali hanno avviato accertamenti autonomi. La National Highway Traffic Safety Administration ha confermato a TechCrunch l’apertura di un’indagine speciale sull’incidente.
Secondo quanto riportato, si tratta dell’ultima di oltre quaranta indagini avviate negli ultimi anni dall’agenzia su incidenti che coinvolgono veicoli Tesla e sistemi avanzati di assistenza alla guida.
Anche l’ufficio dello sceriffo della contea di Harris ha annunciato che presenterà i risultati delle proprie indagini al procuratore locale, che dovrà valutare l’eventuale presenza di responsabilità penali.
In attesa delle conclusioni
Resta ancora da chiarire quale fosse l’effettivo stato del sistema di assistenza alla guida al momento dell’incidente: se fosse attivo, se sia stato disattivato dal conducente o se abbia manifestato anomalie di funzionamento.
La risposta definitiva potrebbe arrivare soltanto dopo che gli investigatori avranno completato l’analisi dei registri dati del veicolo.