Da una decina di anni la protesta No Tav anima la politica nazionale che la strumentalizza per propri fini, come mette in evidenza l'ex magistrato Livio Pepino nel suo ultimo libro, descrivendo le distorsioni mediatiche e politiche del dibattito sul treno ad Alta Velocità. E tuttavia le degenerazioni violente delle idee sono state pesantemente punite dopo gli attentati al cantiere di Chiomonte, al termine di un lungo processo nell'aula bunker del Tribunale di Torino che si è concluso con 47 condanne.

Non conta, però, essere pro o contro il treno ad Alta Velocità, ma il rispetto delle regole minime del dibattito democratico che esclude l'attacco agli avversari politici, colpendoli negli affetti.

Un navigato magistrato e padre severo come Livio Pepino questi principi li rispetta. Non così il senatore del Pd, Stefano Esposito, assessore ai Trasporti per il Comune di Roma ai tempi del sindaco Marino, colui che ha reso Roma capitale delle polemiche. Esposito è stato condannato per diffamazione nei confronti di Daniele Pepino, ragazzo studioso e pulito, come il padre, impegnato nel dibattito sulla Tav.

Durissimo il dispositivo della sentenza contro di lui: una diffamazione che evoca fantasmi di inquietante allusività, e che si avvicina ad avvertimenti trasversali tipici di situazioni ai limiti della legalità. Perché il senatore Stefano Esposito ha attaccato il giudice anti Tav, insinuando un arruolamento del figlio Daniele tra i guerriglieri del Kurdistan, per importare in Valsusa le tecniche di guerriglia.

Invece Daniele, che vive nella casa di vacanza a Chiomonte per partecipare attivamente, ma pacificamente, al dibattito sulla Torino-Lione, era sì all'estero, ma per intervistare Serge Latouche sui modelli culturali ed economici oggi, per un libro di Ega.

Il tentativo di Bersani di rinnovare la classe politica

Nei giorni scorsi è stato lanciato un appello a Pierluigi Bersani, che proprio in contemporanea alla condanna di Esposito, ha minacciato di lasciare il Pd se dovesse essere tesserato l'ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro, nonostante la richiesta di grazia a Mattarella. Il documento per Bersani, firmato da molti docenti universitari quali Gastone Cottino, Mario Dogliani, Paolo Ferrua, Paul Ginsborg, Luciano Gallino, Ettore Gliozzi, Marco Revelli e Guido Viale, stigmatizzava il malcostume del senatore del Partito Democratico di colpire avversari politici con affermazioni false su familiari e persone care, utilizzando - si legge nell'appello - una tecnica tipica della città di Mosca negli anni Trenta.

Invece, si è inserito diversamente nel dibattito sul rinnovamento della politica, un altro giovane senatore Pd, fedelissimo di Bersani, che fa affidamento sulle nuove leve per rinnovare la classe politica: stiamo parlando dello storico romano Miguel Gotor, che con i suoi libri su Aldo Moro ha rivalutato la moralità della storia politica italiana.

Il senatore Esposito dal 2012, come scrivono gli intellettuali nell'appello a Bersani, ossia da quando uscì il libro di Pepino "Non solo un treno-La democrazia alla prova della Valsusa" ha cominciato a gettare fango sui No Tav, utilizzando siti web non attendibili, lanciando accuse di terrorismo e guerriglia prive di fondamento.

Sicché ora Esposito dovrà pagare 40mila euro, vista anche la precedente condanna del Tribunale di Torino per gli stessi motivi.

Da un anno in pensione, Livio Pepino ha lavorato al Tribunale dei Minori, al Csm, è stato sostituto Pg e presidente di Magistratura democratica, quando ormai si era trasferito con la moglie Gianna a Roma. La figlia Cecilia insegna lingue a Torino. Ora si dedica alla politica e alla scrittura di libri, e ha pubblicato una ventina di titoli su mafia, tossicodipendenza, giustizia per diverse case editrici, rivelandosi divulgatore di temi sociali, e prossimamente si dedicherà anche al femminicidio.

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