La triste notizia della morte di Elena Ceste, con la conferma avvenuta tramite l'esame del DNA, ha catalizzato l'attenzione dei moltissimi telespettatori che da nove mesi seguivano le vicende della donna di Costigliole D'Asti, misteriosamente sparita. Come spesso avviene in episodi di cronaca come questo, la 'guerra' dell'informazione tra i vari canali televisivi è spietata e pur di ottenere uno 'scoop' o di raccontare particolari inediti, si è disposti a tutto. Questa volta, è la trasmissione pomeridiana 'La vita in diretta' ad essere accusata di mancanza di professionalità e, addirittura, di 'sciacallaggio mediatico'. 

Caso Elena Ceste, 'la vita in diretta' manda in onda immagini di 'Quarto Grado'

Come sapete, da quest'anno il programma pomeridiano di Raiuno è condotto da Marco Liorni e da Cristina Parodi ed anche 'La vita in diretta', naturalmente, ha dato ampio spazio alla storia legata ad Elena Ceste. Il guaio è che, nella puntata andata in onda ieri, il programma di Raiuno ha mandato in onda delle immagini esclusive che però appartenevano alla trasmissione 'Quarto Grado', in onda proprio il venerdì sera su Retequattro. Naturalmente, è arrivata la diretta denuncia da parte del responsabile del programma, Gianluigi Nuzzi che ha accusato Raiuno ed in particolare 'La vita in diretta' di scorrettezza. 

Caso Elena Ceste, Quarto Grado e La vita in diretta, guerra mediatica

Le immagini mandate in onda nel pomeriggio da 'Mamma Rai', infatti, sono state 'allargate' in maniera da non far comparire la 'fonte', ovvero la trasmissione Quarto Grado: prontamente sono arrivate le scuse per quanto accaduto da parte di Marco Liorni, ma resta il fatto che non è la prima volta che accadono episodi di questo genere. E' triste, purtroppo, dover constatare che, per guadagnare qualche punto in più in termine di ascolti televisivi, i vari programmi televisivi che si occupano di cronaca nera sono disposti a tutto, dimenticandosi spesso del 'dramma' legato alla vicenda.
Purtroppo, anche con la triste storia di Elena Ceste, così come per altri casi accaduti in passato, il pubblico televisivo più sensibile e più attento non può che constatare l'affanno continuo dei mass media verso la cosiddetta 'Tv del dolore'. 

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