Le notizie corrono veloci sul web e a volte senza saperne nulla, ci si ritrova coinvolti in situazioni che vanno contro la propria etica e morale. E' quanto è accaduto in questi giorni a Emma Marrone. L'impegno con Amici 14, non le permette di navigare sul web, ma c'è sempre qualcuno pronto ad informarla di quanto le ruota attorno. A scatenare le polemiche contro la cantante è stata una foto che la ritrae con il volto sorridente e la mano destra alzata come se stesse salutando delle persone in lontananza. Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Reggio Calabria però ha pensato bene di prendere questa istantanea e utilizzarla per ricordare il 70esimo anniversario del barbaro massacro ai danni di Benito Mussolini.

Emma Marrone, informata dei fatti, ha preso subito le distanze da chi ha pubblicato a sua insaputa la foto e postato il messaggio incriminato dai social.  La didascalia è apparsa in rete il 28 aprile 2015, la cantante salentina ha postato un commento sulla sua pagina Facebook, invitando le persone a segnalare la pagina, definendo schifoso e vergognoso quanto pubblicato. La cantante appena appresa la notizia, ha minacciato azioni legali nei confronti del Movimento. I più attenti si sono accorti che la fotografia non ha nulla a che vedere con il saluto fascista, facendo notare che, per essere tale, il pollice e il mignolo devono essere uniti alla mano, mentre nel caso di Emma sono totalmente distanti, a significare che il suo si tratta di un normale saluto, probabilmente fatto ai suoi fan. 

La foto di Emma Marrone sulla pagina Facebook del Movimento Sociale Fiamma Tricolore non è stata ancora rimossa.

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La cantante sta prendendo provvedimenti per farla chiudere. Se per il MSF Tricolore l'immagine di Emma Marrone è stato un buon lancio pubblicitario, per Emma ha significato un cattivo uso della sua immagine. Chi ha creduto che veramente avesse prestato il suo volto per ricordare la morte del duce, non c'è andato sottile con i commenti, accusata di essere fascista e braccia rubate all'agricoltura, lei ha risposto con due parole: schifo e vergogna, riferito naturalmente a chi ha ordito questa operazione pubblicitaria ai suoi danni.