La prima donna italiana ad andare in orbita, Samantha Cristoforetti, secondo quanto rivelato da 'Chi', aspetta il suo primo figlio. Dopo quasi 200 giorni in orbita, l'astronauta italiana sta per vivere un'altra grande emozione: diventerà presto mamma. 

Samantha Cristoforetti al Forum Ambrosetti

Molte persone, giorni fa, hanno notato le forme più 'generose' di Samantha nel corso del Forum Ambrosetti a Cernobbio. L'astronauta dell'Esa ha cercato di nascondere le sue rotondità con una lunga sciarpa ma, a quanto pare, i più attenti se ne sono accorti. Effettivamente, la prima donna italiana che ha passato quasi 200 giorni nello spazio è in 'dolce attesa'.

A riportare la notizia è stato 'Chi', evidenziando che le linee 'generose' dell'astronauta italiana sono dovute alla gravidanza. Samantha ha terminato la sua missione lo scorso 11 giugno 2015. Grazie alla missione Futura, la Cristoforetti ha battuto il primato di permanenza continuativa nello spazio per una donna. Samantha ha partecipato a diversi esperimenti sullo spazio, tra cui quelli concernenti la nanotecnologia. 

Samantha sulla ISS con 3 colleghi russi e 2 americani

Samantha Cristoforetti ha fatto il possibile, durante la sua permanenza nello spazio, per rendere le persone a terra partecipi della sua straordinaria esperienza. Strepitosi, ad esempio, gli scatti inviati da 'Sam'. La cosmonauta e i suoi colleghi hanno anche studiato i modi per rendere migliore la Stazione Spaziale Internazionale nonché diverse patologie che possono, quando non c'è gravità, mutare la percezione fisica e psichica degli astronauti.

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Difficilmente la Cristoforetti dimenticherà quei 199 giorni sulla Stazione Spaziale internazionale assieme a 3 colleghi russi e 2 americani. Il team era coordinato dall'astronauta americano Barry Eugene Wilmore, 43 anni, che aveva già partecipato ad altre 4 missioni spaziali. 

La Stazione Spaziale Internazionale, ribattezzata dagli astronauti 'hotel spaziale', è costata 100 miliardi di euro. Sia i viveri che gli equipaggi vengono spediti sulla ISS mediante navicelle spaziali che 'attraccano' al termine di un articolato iter.