Parte da lontano questa “Corrida”, parte dalla radio, saranno stati fine anni ‘60, con la nascente rivoluzione della società italiana: un turbine che trascinerà uomini, eventi, fatti e costumi, e a cui La Corrida sopravviverà nello spirito e nel “corpo” che uscirà dalla radio per trasferirsi, arricchito, nel piccolo schermo.

In principio fu Corrado

A idearla furono i fratelli Mantoni; a presentarla il più celebre dei due, senza il cognome, ma col solo nome che diventerà un marchio di fabbrica della presentazione, un volto, uno stile, una storia: Corrado. Anche il nome del programma, possiamo azzardare, sarà certo spuntato fuori grazie a quell’assonanza: la Corrida di Corrado.

Per poi prendere forma attorno ad un’idea semplice quanto vincente: un programma con dei concorrenti che non devono rispondere a domande e quiz, ma si cimentano in arte improvvisata, goffa, vanitosa, sempre al limite del ridicolo e sotto l’occhio vigile del presentatore e di una qualche sua spalla essenziale alla riuscita.

All'inizio spalla riuscitissima sarà il maestro Pregadio, con la sua orchestra che tanta parte avrà sin dall'inizio nell’economia dello spettacolo. Un gioco di ammiccamenti, complicità e puro gusto da avanspettacolo, con i quali i due giudicheranno, aiuteranno, interverranno e poi condiranno le performance, sempre con un occhieggiare perbenista al pubblico libero di dare sfogo, come in nessun altro programma prima, alle urla, al battere di coperchi e strumenti caserecci, alle rumorosità da sagra paesana, e libero di gridare il disappunto o battere le mani.

La corrida perderà Corrado e si riproporrà con un conduttore che di Corrado ha molto: ha l’aria sorniona, l’apparente bonomia verso i concorrenti e l’immancabile ironia che ammicca al pubblico. Gerri Scotti riprende lo scomodo testimone senza grandi timori, col suo stile, e soprattutto garantendosi la “spalla” vincente della precedente edizioni: ancora il maestro Pregadio. Il feeling è ottimo e in alcuni momenti sembra rivivere quella magica corrispondenza di sorrisi e complicità, seppure il maestro appare un po' imbolsito e invecchiato, ma gli ingredienti sembrano salvarsi tutti, e il piatto riesce più che gradevole.

Ed oggi ecco Conti

Saltiamo la breve parentesi Insinna ed arriviamo ad oggi, arriviamo a Conti, che prende il testimone in pratica dove lo aveva lasciato Scotti con qualche frecciatina. [VIDEO] Del bravo presentatore conosciamo ormai tutto, dallo stile al linguaggio alla presenza scenica. Uno stile asciutto, sempre "dentro le righe", capace di ammorbidire e spuntare qualsiasi ruvidezza ed ogni spigolo.

Conosciamo la sua abilità nel “tenere botta” anche ad ospiti di riguardo, come la sua cortesia inappuntabile e che mai scivola. L’abbiamo visto in tutte le salse, in ogni spettacolo di gran gala che la Rai abbia allestito. Ed ora in questa nuove edizione del ritorno in Rai di un programma storico come la "Corrida".

Ed eccoci alla Prima Puntata che per la verità si snoda tra concorrenti che forse a differenza del passato sono ben consapevoli di cosa vanno a fare e quel che vogliono. Il "bestiario umano" è al solito vario, ma anche un po' scontato. Si parte con la replicante della Rita Pavone, che si introduce tenendo il palco con lunghe dissertazioni sulle sue attività di indomita e impavida raccoglitrice di cozze e di funghi. Conti fa bene da spalla, misurato e sorridente, ma non mette né toglie.

Poi ecco il "fine dicitore" in rime da Formia, che in realtà affastella poesie e declamazioni in modo incomprensibile ma con grande enfasi. Conti ne ride, ci scherza su, ma il pezzo va poi liscio senza tanto colore. Ed ancora la laureata in filosofia che invece di mostrarci la mente ci mostra il corpo, per la verità un po' goffo, in una esibizione ballerina volenterosa ma poco riuscita, come nelle aspettative del programma. E quindi il novello James Brown in parrucchino e soul sbiadito e affannato, in cui Conti sembra rivedersi divertito, e quindi l'ottuagenario contadino, vincitore della serata, vestito a metà tra partigiano e sagra campagnola col suo strumento vecchio quanto e più di lui, a riportarci in un mondo ormai quasi scomparso e che a Conti non può che strappare una qualche benevola e tenera approvazione. E poi infine la vecchia carta del balletto corale con il corpo di ballo improvvisato e scelto tra il pubblico. Sgangherato, disordinato e volutamente ridicolo sulle note di "Happy" di Farrell. Che dovrebbe strappare la risata a crepapelle che però sembra non sorprendere più rispetto alle vecchie edizioni.

Conti insomma affronta tutti e tutto in scioltezza e sempre "a lato". Praticamente gioca la sua carta vincente, che lo rende adatto e inseribile in ogni contesto [VIDEO], il condomino che tutti vorremmo alla porta accanto, garbato, simpatico, educato e sempre pronto ad un sorriso ed alla frase adatta al momento giusto. Ma allo stesso tempo diventa il suo tallone di Achille, in un programma “diverso”, dove invece il tono dominante dovrebbe essere quello di stare non dentro ma assolutamente sopra le righe, in cui il conduttore deve tentare incursioni nella sbracatezza dei partecipanti senza mai perdere il sopraffino senso del sarcasmo; deve partecipare per accendere e spegnere gli interruttori che fanno partire l’empatia del pubblico. E Conti si mostra sempre sul limite, mai dentro: della strana arte dell’avanspettacolo gli manca la perfidia ed il cinismo che sfavillavano a volte senza pudore negli occhi di Corrado, a stento trattenute, ma che segnavano il culmine della ridicolizzazione che tanto il pubblico gradiva.

Ma chi sarà il conduttore ideale?

Un arte dello sbeffeggio celato in cui in Italia sembra ad oggi unico e indiscusso epigono Paolo Bonolis: istrionico, genuinamente divertito e divertente, capace di stare costantemente appena sopra le righe e danzarci con lieve e naturale sulfurea disposizione fino a trascinarvici pubblico e concorrenti. Anche lui dotato di una spalla naturale e complice nel gioco sottile della dissacrazione e dello scivolamento infantile: il fumettistico Laurenti. Capace di ignorare tutti i tasti del politicamente corretto come se lo studio fosse un enorme bar di provincia dove anche l’allusione più greve è sempre permessa o addirittura invocata. Un italiano alla Sordi, sempre in bilico tra osservanze e linguaggio piccolo-borghesi e scivolamenti nel pecoreccio e nella trivialità più popolana. Ma solo in trasmissione, però, in quanto poi riservatissimo invece nella vita privata, dove a rubargli la scena è la effervescente moglie Sonia [VIDEO]. Un italiano alla Corrado, un presentatore ideale a “la Corrida”, senz'altro, con grande rammarico.