Siamo entrati nel vivo della battaglia per il Campidoglio. I partiti hanno delineato le loro scelte e si sono tuffati in campagna elettorale. Oggi più che mai chi uscirà vittorioso dovrà fare i conti con un territorio deluso, abbandonato, mortificato. Le stagioni amministrative precedenti hanno lasciato un disavanzo economico quasi incolmabile ed è proprio sul risanamento dei conti che il futuro primo cittadino dovrà lavorare notte e giorno. La sensazione al momento è che i grandi partiti abbiano fatto un passo indietro, non per responsabilità ma per timore.

Renzi scommette su Giachetti

Il sei marzo si svolgeranno le primarie del Partito Democratico.

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Salvo clamorose sorprese sarà Roberto Giachetti il candidato chiamato a portare a termine una missione impossibile. Dopo la stagione Marino caratterizzata da una cattiva gestione della segreteria nazionale, credibilità e fiducia dell’elettorato sono prossime allo zero. Nonostante gli scetticismi iniziali, Giachetti ha costruito la campagna elettorale in mezzo alla gente che lo ha accolto con partecipazione. Grazie alla cecità del M5S e all’autolesionismo del Centrodestra ha ottime possibilità di finire al ballottaggio che, date le premesse, rappresenterebbe già una prima vittoria personale.

Berlusconi lancia Bertolaso

In casa Centrodestra l’intesa raggiunta in extremis tra Berlusconi, Meloni e Salvini, ha dato il via libera alla candidatura controversa di Guido Bertolaso. Sul nome dell’ex capo della Protezione Civile si sono aggregati i malumori interni della coalizione stessa.

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L’uomo del terremoto in Abruzzo e dello scandalo del G8 de La Maddalena ha raccolto la sfida con entusiasmo, forte della stima incondizionata che solo Berlusconi ha saputo dargli nei suoi anni di governo. Essendo una candidatura divisiva è difficile credere che possa raggiungere pure solo il ballottaggio. Basti pensare che una delle sue prime dichiarazione pro Rom, ha generato il panico all’interno dell’elettorato già disorientato dalla scelta poco lucida dell’ex Cav.

Marchini punta al colpaccio

Dopo tre anni di opposizione in Campidoglio, Alfio Marchini si è subito calato nella nuova sfida elettorale. L’imprenditore con la passione della politica ha stuzzicato tutti ai nastri di partenza: Partito Democratico e Forza Italia compresi. Marchini, pur non disdegnando l’attenzione, ha preferito mantenersi distante dalle sigle. Una scelta che non gli ha precluso il sostegno esterno del Nuovo Centrodestra di Alfano. “Oggi - ha affermato Marchini - siamo in grado di meritare la fiducia di quelle centinaia di migliaia di romani che sono stanchi dei partiti che hanno fatto delle promesse mai mantenute e che hanno banchettato su #Roma per decenni”.

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Le sfide di Marino e Fassina

Una considerazione a parte la meritano Ignazio Marino e Stefano Fassina. “Io ci sono” ha risposto l’ex sindaco a chi gli chiedeva lumi sul futuro. La decisione di rimettersi in gioco è apparsa scontata, anche perché guidata dalla voglia di tirare un brutto scherzo a Renzi. “Dobbiamo costruire una lista civica - ha rilevato Marino - e possiamo farlo con un progetto che coinvolga i delusi del PD”. Chi invece ha lanciato per primo la sua candidatura per Roma è Fassina che ha scommesso tutto sull’elettorato deluso di sinistra. Pur avendo poche chance di successo, entrambi risulteranno decisivi nella corsa di Giachetti al Campidoglio. #Silvio Berlusconi #Matteo Renzi