Si moltiplicano le iniziative in solidarietà contro la grave repressione del Governo di Erdogan, messa in atto a seguito del colpo di stato fallito nella notte fra il 15 e il 16 luglio. Già mercoledì scorso 20 luglio a Roma vi era stato un sit-in indetto dai giornalisti del FNSI, dall'associazione per la libertà di stampa Articolo 21, da Usigrai, Amnesty international, Reporters sans Frontères, Magistratura democratica e diverse altre associazioni, che si erano radunate sotto l'ambasciata turca a Roma per protestare contro l'ondata repressiva che il Governo turco ha messo in atto negli ultimi giorni verso migliaia di dipendenti pubblici, giudici, poliziotti, procuratori, esponenti del mondo religioso e insegnanti.

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Il presidio degli insegnanti

Martedì 26 luglio sarà invece la volta del mondo della #Scuola e dell'università italiane, che si mobilitano in solidarietà con gli insegnanti turchi, i quali sono probabilmente la categoria più colpita dalla repressione di Erdogan. Infatti il governo turco è arrivato in particolare sospendere ben 15.200 docenti delle scuole pubbliche, a revocare la licenza a 21.000 insegnanti delle istituzioni private e a chiedere le dimissioni di tutti i rettori delle università pubbliche e private, i quali sono accusati di avere legami con il movimento islamista moderato "FETO".

Al presidio romano parteciperanno i sindacati confederali FLC CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola e anche diversi sindacati di base. Ma in piazza ci saranno anche esponenti dell'ARCI e di diverse altre associazioni che man mano stanno aderendo nelle ultime ore.

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L'appuntamento esatto è per martedì 26 luglio dalle ore 17,30, nei pressi dell’ambasciata turca a Roma, in Piazza San Martino della Battaglia (angolo Via Palestro).

L'appello dei ricercatori

Intanto sullo stesso tema c'è da segnalare che nei giorni scorsi la "Rete 29 Aprile" (formata dai ricercatori per una Università pubblica, libera e aperta) ha lanciato un appello in solidarietà dei docenti turchi. Tale appello propone, fra le altre cose, un'iniziativa concreta come la richiesta che le Università italiane si muovano per l'accoglienza verso i colleghi turchi, ad esempio con forme di invito con la formula del "visiting scholar / professor" per i docenti e i ricercatori licenziati e anche per gli studenti, permettendo loro forme di mobilità alternativa a quelle che il governo turco sta cancellando. Staremo a vedere se gli Atenei italiani accoglieranno positivamente questo appello. #Esteri #Cronaca Roma