In occasione della "Festa della Costituzione" presso la "Città dell'Altra Economia" a #RomaBlasting News ha intervistato due iscritti al Partito Democratico della Capitale, si tratta di Luca Giordano e Anita Costantini, i quali ci hanno raccontato un episodio molto particolare rispetto alla vita interna del #Pd in queste settimane che precedono il #referendum costituzionale del 4 dicembre. Ecco le loro parole.

Raccontateci chi siete e che cosa vi è successo nelle ultime settimane...

"Siamo da anni iscritti al PD presso la storica sede romana di via dei Giubbonari, in pieno centro. Noi dopo l'incontro avuto a settembre al Teatro Farnese a cui è intervenuto Massimo D'Alema che ha patrocinato la creazione dei comitati per il No al referendum costituzionale, abbiamo deciso di dare vita a un comitato che si chiama "Scelgo No" e fa riferimento a Roma centro, di cui fanno parte diverse personalità. L'obiettivo è di estendere i temi del No al referendum e che la gente possa votare con cognizione di causa. Il nostro comitato è presente in altre città italiane, il presidente è Guido Calvi e il coordinatore nazionale Stefano Schwarz."

Quale accoglienza avete ricevuto nella vostra sede del PD di via dei Giubbonari?

"A noi che eravamo per il No è stato espressamente vietato riunirci nei locali del Pd. Il nostro segretario, persona peraltro a noi carissima, ci ha detto che purtroppo non può concederci lo spazio perché gli è stato vietato. Perciò abbiamo dovuto cercare in sedi private e un incontro pubblico lo abbiamo realizzato presso la sala Margana, pagando di tasca nostra. Che risulti a me, nelle sedi del PD non si possono riunire iscritti che patrocinino il No al referendum, diversa cosa è invece se i singoli circoli organizzano dibattiti plurali. Noi comunque possiamo dire di essere stati sfrattati dalla nostra sede."

Quali sono le vostre principali preoccupazioni in caso di vittoria del Sì?

"Se passasse questo progetto di riforma avremo una sola Camera eletta con il sistema maggioritario e non con il proporzionale, una cosa che in Europa accade solo in Ungheria. Più in generale ci pare che sul piano economico si vogliano facilitare le riforme neoliberiste e questo non è accettabile per un partito di sinistra".