L’Italia e la raccolta dei rifiuti sembrano non andare mai d’accordo. Questa volta si parla della gestione di quelli elettrici ed elettronici (Raee) che, a quanto sembrava dal buon avviamento degli ultimi tempi, non raggiungono gli obiettivi stabiliti. Se il traguardo è di circa 4 kg di Raee per italiano, non solo il nostro sistema di raccolta attraverso consorzi collettivi ha fallito, ma siamo piuttosto lontani dal 45% del peso medio annuale sulle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche, stabilito dalle direttive comunitarie.

Nonostante il buon modello dei consorzi collettivi di raccolta sia stato accolto volentieri sia in Italia che introdotto da altri Paesi europei, gli obiettivi da raggiungere entro il 2016 sono davvero alti.

Inoltre, a partire dal 2019, questa percentuale salirà ancora, raggiungendo il 65%, oppure, dovranno essere smaltiti l'85% dei Ree prodotti annualmente.

Secondo uno studio del consorzio ReMedia, l’obiettivo posto al 2019 equivarrebbe a 17,7 kg per abitante, ovvero, il quadruplo degli attuali livelli di raccolta. Uno sforzo davvero difficile per il nostro Paese che vede dati negativi già per quest’anno: la raccolta dei Raee dovrebbe attestarsi intorno alle 230.000 tonnellate, in calo rispetto alle 260.000 del 2011.

Negli ultimi tempi, si è anche verificato un nuovo comportamento: una sorta di "sciacallaggio" delle materie prime che sono contenute in questi apparecchi dismessi. Come ci spiega Danilo Bonato, presidente del Centro coordinamento Raee: “In realtà la produzione dei Raee in Italia si attesta sempre intorno alle 950.000 tonnellate, dunque non mancano certo elettrodomestici da recuperare.

In realtà, la causa primaria della diminuzione dei volumi è la crescita del valore delle materie prime che si trovano all'interno degli apparecchi elettronici (rame, ferro, plastica, ecc). Diciamo che ha preso piede una sorta di caccia al Raee da parte di una serie di soggetti, come commercianti di rifiuti, broker, ambulanti (che sono autorizzati a portare via tutto dalle isole ecologiche senza reali autorizzazioni e formalità), impianti di trattamento, ecc. Si tratta di una gamma eterogenea di soggetti, che sono interessati soltanto a rivendere materie prime senza preoccuparsi del corretto smaltimento dei Raee”.

Se nel nostro Paese il ritiro uno contro uno non è mai decollato, parte delle responsabilità vanno imputate alla burocrazia di carte da compilare, sia per la distribuzione organizzata che per i singoli utenti: “Non serve a nulla chiedere i dati al consumatore che ha riportato in negozio il Raee da sostituire.

Se vogliamo arrivare all'85% dobbiamo semplificare, altrimenti il comune utente continuerà a rivolgersi all'omino del camionicino per disfarsi dei suoi rifiuti elettronici”, ha sintetizzato Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom.

La carenza dei controlli non è da meno in Italia: il Comitato di vigilanza in materia attende da sette anni i finanziamenti e, in mancanza di questi, non ha in pratica mai potuto operare. Inoltre, la complessità normativa non indica neppure quale sia l'autorità preposta a comminare le sanzioni, infatti, in tutti questi anni nessun produttore o distributore è stato chiamato a rispondere delle infrazioni.

Con questo scenario, è facile immaginare come la nuova direttiva europea possa essere indice di forte preoccupazione.

Non solo bisogna ripensare davvero all’intero “pianeta Raee”, ma ci sono diverse criticità da affrontare: ad esempio, gli Stati membri potranno incoraggiare i produttori a finanziare anche i costi legati alla raccolta dei Raee dai nuclei domestici. Se questa norma fosse davvero recepita, le spese per i produttori andrebbero a lievitare (anche di sette volte rispetto a quelle attuali), andando alla fine a gravare sul consumatore finale.

Extra costi potrebbero arrivare anche dalla più grossa delle novità Ue: il ritiro uno contro zero. Ovvero, saranno i grandi esercizi commerciali a ritirare i Raee vecchi anche senza vendere nulla. Facile immaginare il coro di malcontento generale, anche se: “l’uno contro zero potrebbe alla fine anche invogliare all'acquisto gli utenti inizialmente venuti solo per smaltire l'apparecchio elettrico non più funzionante”, come ha suggerito Maurizio Calaciura, vice presidente Ancra (associazione nazionale commercianti radio televisione elettrodomestici e affini).