Il mondo sta finalmente iniziando a diventare più consapevole di come le politiche edilizie urbane possano radicalmente alterare le condizioni ambientali e la qualità della vita dei cittadini. Da più di dieci anni gli architetti che vogliono progettare un edificio verde possono seguire le linee guida dello standard LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) che però è limitato a singoli palazzi o complessi di edifici.
Gli urban planner e gli enti amministrativi statali e municipali che, invece, volessero pianificare una “città intelligente”, invece, non avevano alcuno standard da seguire fino ad oggi.
Trenta organizzazioni internazionali, tra cui GDF SUEZ, Cisco Systems, Citgroup, Fujitsu, HP,IBM, Microsoft, Oracle e Siemens, hanno fondato la City Protocol Society (CPS ) e dato vita al City Protocol, la prima certificazione per Smart City.
Il CP sarà operativo dal prossimo anno e terrà in considerazione diversi fattori legati alla sostenibilità, all’efficienza, alla coesione e all’innovatività delle città, sviluppate attraverso la collaborazione tra il mondo accademico, istituzionale, imprenditoriale e sociale. Tra l'altro un progetto simile lo sta portando avanti anche Intel (che al momento non fa parte dei soci) e la speranza che le iniziative possano confluire in un unico standard per non creare confusione.
Trentadue metropoli internazionali hanno già annunciato il loro supporto per questo progetto: tra megalopoli tecnologicamente all’avanguardia come New York e Seul va detto che questa volta l’Italia fa ampiamente la sua parte, con ben 6 rappresentanti: Genova, Livorno, Milano, Roma, Torino e Venezia.