Greenpeace, nel rapporto "Punto di non ritorno" ha censito quattordici progetti potenzialmente distruttivi per il nostro pianeta.Si tratta concretamente di azioni previste per i prossimi anni che potrebbero aumentare le emissioni di CO2 di unulteriore 20%. Tale ingente aumento renderebbe praticamente impossibile teneresotto controllo i cambiamenti climatici e renderebbe vani gli sforziinternazionali confluiti nel Protocollo di Kyoto nel 1997.
Tutti i progettiincriminati riguardano l'estrazionee la distribuzione di combustibili fossili che, se portati a termine,aggiungerebbero 300 miliardi di tonnellate di CO2 alle emissioni entro il 2050attraverso la produzione e il consumo di quasi 50 milioni di tonnellate dicarbone, più di 29 miliardi di metri cubi di gas naturale e 260mila barili dipetrolio.
Un aumento esponenziale dell'intossicazione del pianeta, che la Terranon può permettersi.
Nel rapporto si evidenzia come tali progetti possano spingerele emissioni significativamente al di sopra di quella quota che gli scienziatiindicano come "punto di non ritorno".
Al primo postodella classifica c'è il progetto cheprevede l'aumento dell'estrazione dicarbone nella Cina occidentale che, da solo, immetterà 14 miliardi ditonnellate di anidride carbonica in atmosfera. A seguire ci sono i progetti di sfruttamento degli idrocarburiartici con 5 miliardi di tonnellate e i piani australiani per aumentare l'export di carbone.