Il bene più prezioso che da sempre insegnano a non sprecare o non inquinare è oggetto di indagine della magistratura dopo avere riscontrato livelli di metalli pericolosi per la salute dell'uomo in vari comuni italiani. Dopo i prodotti alimentari avvelenati provenienti dalla 'Terra dei Fuochi' che hanno causato la morte di piccoli ed adulti una altra bomba arriva da Pescara dove i vertici del sito Bussi della Montedison risultano indagati per avere inquinato le falde acquifere con soda, cloro, varichina, formaldeide erogando acqua perfino a scuole, ospedali ed asili.

I cittadini che abitano in Val Pescara hanno bevuto ignari acqua al veleno fino al 2007 senza sapere i rischi che correvano. I sigilli alla discarica dei veleni tossici industriali arrivano dalla relazione dell'Istituito Superiore di Sanità chiesta dall'Avvocatura dello Stato per il processo in Corte d'Assise in svolgimento a Chieti. Oltre 20 le persone coinvolte con l'accusa di avvelenamento dell'acqua, disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitto colposo contro la salute pubblica e truffa.

Tra loro, i vertici della Montedison e la Solvay che non ha messo in sicurezza le discariche. I resoconti parlano di risultati delle analisi dell'acqua sconvolgenti che portarono già nel 2007 alla chiusura dei pozzi avvelenati di Sant'Angelo.

Mentre a Viterbo torna l'incubo dell'acqua all'arsenico dove l'Istituto Superiore di Sanità ha rivelato i dati choc che hanno proibito l'uso della acqua del rubinetto perfino per lavarsi i denti. A Viterbo e nei 16 comuni interessati cresce il panico sopratutto per gli effetti collaterali sui soggetti più delicati come i bambini che inconsapevolmente hanno bevuto il latte o le pappe allungate con questo veleno. Lo studio ha coinvolto 269 soggetti tra 1 e gli 88 anni, a cui è stata rilevata una concentrazione di 200 nanogrammi per grammo contro gli 88 previsti nelle unghie ed urine. Ma quello che preoccupa gli abitanti e i sindaci è l'inquinamento dei alimenti come pane ed ortaggi, sebbene non esistano livelli massimi stabiliti e qualunque allarmismo in questo senso è fuori luogo.

Ormai, è un problema di livello mondiale viste le maree nere in Francia, le fughe radioattive in Giappone per citare i più recenti. Gli studiosi ritengono che i danni alla salute si manifestano dopo averla bevuta per almeno 5 anni. Le conseguenze più temibili sono malattie cutanee, cancro, disturbi neurologici e diabete mentre nell'immediatezza possono comparire dissenteria, crampi addominali, formicolii e torpore.