Da un'analisi dei mari italiani svolta da Legambiente già nel 2013 risultava che i nostri mari erano malati. Nei mari inquinati c'era presenza di scarichi fognari depurati, concentrati in particolar modo nelle foci dei fiumi: ben otto erano risultate non a norma. Le estrazioni petrolifere hanno sempre rappresentato uno dei maggiori fattori inquinanti; l'assalto di nuove trivelle da parte delle compagnie petrolifere era ed è innarrestabile e senza sosta. Anche gli scarichi delle Grandi Navi sono una causa della cattiva depurazione che finisce nei mari italiani. Goletta Verde di Legambiente anche quest'anno ha svolto un monitoraggio sui mari italiani. Dopo 87 ore di osservazione e 1700 km percorsi in mare, i dati raccolti non sono davvero incoraggianti.

Il gruppo degli osservatori ha contato quasi 700 rifiuti sulle tratte costiere, con una media di un rifiuto di plastica ogni 10 minuti. La situazione è a dir poco terrificante e sconcertante; i mari italiani sono davvero malati. Sono 130 i campioni risultati inquinati dalla presenza di scarichi fognari non depurati; uno ogni 57 km di costa, sul totale di 236 analisi microbiologiche effettuate dal laboratorio di Goletta Verde. Tra le tratte più colpite dai rifiuti sono risultate: la costa di Castellamare di Stabia a Napoli (dove sono stati più di 150 rifiuti ogni kmq), la costa abruzzese di Giulianova (più di 100 rifiuti per kmq) e quella del Gargano (più di 30 per kmq). I rifiuti per lo più risultano essere bottiglie di plastica, buste, frammenti e resti di reti da pesca, cassette per il pesce, ma anche polistirolo. Da questi rilevamenti, il Mar Adriatico è quello dove sono stati trovati più rifiuti galleggianti, 27 ogni kmq, in prevalenza di plastica (20% provenienti dalla pesca). Mentre nel Mar Tirreno ne sono stati individuati 26 ogni kmq. Una situazione migliore, si fa per dire, si è riscontrata per il Mar Ionio, che forse per la su posizione geografica non favorisce questo genere d' inquinamento: solo 7 rifiuti ogni kmq. Si è giunti perfino a monitorare la tratta di mare italo-spagnola (Civitavecchia-Barcellona); e in ben otto volte su un totale di 800 km in 20 ore di osservazione si è rivelata la presenza, in alto mare, di 4 rifiuti ogni kmq (contando solo i rifiuti più grandi di 20 cm). I restanti rifiuti più piccoli di 20 cm, risultano ben il 75% del totale.

La campagna di monitoraggio di Legambiente, sui mari italiani è stata svolta in collaborazione col Consorzio Obbligatorio oli usati NOVAMONT e NAL, seguendo il protocollo scientifico elaborato dal Dipartimento Difesa della Natura di Ispra, dal Dipartimento di Bologna e dall'Università di Pisa. Vero che la colpa è delle fabbriche, ma oguno di noi infondo è responsabile di questo scempio fatto ai danni dei mari italiani, alla flora e la fauna che li abitano.

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