E' davvero un buco nell'acqua il vertice sul clima voluto dal segretario generale Ban Ki-moon che si è tenuto nei giorni scorsi a New York nella sede dell'Onu. L'incontro dei leaders non ha sortito alcun effetto e non c'è stato nessun slancio politico al dibattito. Eppure il mutamento climatico costituisce una delle principali sfide che l'umanità dovrà affrontare nei prossimi anni. Le violenze dell'atmosfera, temporali, grandinate, uragani e tornado causano ogni anno in tutto il mondo gravi danni alle cose e perdite di molte vite umane. Molte di queste distruzioni sono dovute alla conoscenza che abbiamo tuttora dalla natura di queste tempeste e delle forze che le producono.
La scienza è in grado di porre alcuni rimedi e potrebbe fare molto per aiutarci a prendere le opportune misure per difenderci dalle loro peggiori conseguenze. I pericoli per il pianeta e le future generazioni sono ciclopici e non possibile continuare a bendare gli occhi. Soprattutto grazie all'abilità di non pochi governanti che riescono sempre ad invertire la rotta per evitare di raggiungere un'azione efficace e risolutiva.
I leaders mondiali scelgono d'essere latitanti e così gli esperti sono costretti a denunciare pubblicamente che negli ultimi cinque anni i disastri climatici sono costati circa 500 miliardi di dollari; oltre 700 milioni di persone hanno subito cataclismi derivanti dal clima e 115.000 hanno perso la vita.
I primi che subiscono maggiormente le conseguenze dei disastri ambientali sono quelli che appartengono alla classe povera. Con la conseguenza - per di più - dell'aumento del numero di coloro che soffrono la fame. Il tempo è scaduto. Le emissioni di gas serra continuano ad aumentare ed i paesi più responsabili sono stati individuati in Cina e Stati Uniti. Insieme producono quasi il 50% della CO2 che si trova nell'aria. Le temperature inesorabilmente continuano ad aumentare. Gli studiosi prevedono, per la fine di questo secolo, più quattro gradi rispetto al periodo pre-industriale. Mentre gli scienziati, piuttosto allarmati, consigliano di non andare oltre i due gradi se non si vuole ottenere effetti irreversibili e distruttivi del pianeta Terra.
Il mutamento climatico è una faccenda dannatamente seria che non può essere presa sottogamba. Mancano i fondi per potere intervenire ed i paesi che si sono impegnati si contano sulle dita d'una mano. E' tempo di scrivere la parola fine alla stagione degli annunci. La mobilitazione generale di piazza talvolta non è sufficiente se una precisa e concreta volontà politica è effimera. Si deve passare dalle strategie scritte sulla carta ai fatti. Ed i fatti impongono il ricorso all'energia pulita e rinnovabile. Quindi, la rinuncia ai combustibili fossili quali il petrolio, il gas naturale, il carbone.
Gli altri paesi che occupano la cima della lista dei "cattivi" sembrerebbero siano Brasile, India, Giappone e Russia.
Comunque, pure in Europa non mancano i paesi con la bandierina nera. Il "paziente" clima è in uno stato "vegetativo". E' stato calcolato che entro il 2050 servono perlomeno 40 miliardi di dollari. Non è più tempo di quei summit che non conducono neppure alla funzione d'un portantino d'ospedale. Il prossimo appuntamento è a Parigi nel dicembre 2015. E' consigliabile, nell'interesse generale e delle future generazioni, presentarsi con i soldi e con poche proposte concrete e realizzabili.