Il 2015 si appresta ad essere ricordato come l'anno più caldo di sempre. E siccome è stato detto lo stesso dello scorso anno, si intuisce che siamo ormai verso un costante surriscaldamento delle temperature. Con tutti gli effetti nefasti che ciò comporterà al povero Pianeta Terra. Non a caso, a scendere in campo in difesa dell'ambiente ci ha pensato anche Papa Francesco, che in questi primi due anni e passa di pontificato si è distinto per il suo impegno sociale, certo, ma anche ambientale. Al punto da intitolare la sua ultima enciclica 'Laudato si', ispirata al cantico di San Francesco; Santo, come noto, molto sensibile nei confronti della Natura.
E non è un caso, anche questo, che Bergoglio abbia scelto il suo nome, oltre che per la sensibilità che aveva verso i meno abbienti.
Anche la Nasa ha confermato questi tristi dati statistici, dichiarando al New Scientist che si è innescato 'un innalzamento irreversibile di un metro del livello dei mari nei prossimi decenni e di cinque metri nel prossimo secolo'. Ciò dovuto 'al riscaldamento immagazzinato dagli oceani negli ultimi anni, che per emergere in superficie, facendo fare alla temperatura sulla terraferma un balzo in avanti e spingendo i ghiacciai della costa dell' Antartide ancor più oltre la soglia critica dello scioglimento'. Ciò avrà come conseguenza il fatto che molte località costiere finiranno sott'acqua.
Anche città molto importanti. In particolare tre, di cui una italiana. Vediamo quali.
Londra, New York e Venezia sott'acqua
Secondo l'Agenzia aerospaziale americana, a finire sott'acqua saranno anche tre importanti metropoli, quali New York, Londra e la nostra Venezia. Del resto da anni si progetta la realizzazione del Mose, che dovrebbe fungere da barriera di protezione per la splendida città lagunare; sebbene sia oggetto di critiche da parte degli ambientalisti, nonché abbia dato adito a inchieste giudiziarie (che in Italia, purtroppo, quando ci sono di mezzo grandi opere, sono una costante). La Nasa parla di un processo ormai irreversibile, giacché, anche l'obiettivo del G7 di ridurre le emissioni al 70% entro il 2050, non basta.
Una data troppo lontana, mentre gli effetti sono già in corso.
Cosa fare? Siamo spacciati dunque?
Ma la Nasa daà anche una speranza, che si traduce in un maggiore ed immediato investimento nell'eolico e nel solare, che però deve essere controbilanciato da una maggiore riduzione di CO2, dato che si utilizza ancora troppo petrolio e, soprattutto, carbone. I Paesi emergenti come Brasile e India non ne vogliono sapere, mentre Obama ha tradito gli auspici degli ambientalisti che lo hanno sostenuto ordinando nuove trivellazioni. Anche perché è costretto a confrontarsi da anni con un Congresso a maggioranza, o per una Camera, repubblicana.