L’articolo 41 del decreto Genova è stato proposto ed approvato dopo il crollo del ponte Morandi e riguarda il controllo dei limiti di idrocarburi nei fanghi degli impianti di depurazione. I fanghi, ottenuti dal trattamento delle acque reflue, vengono spesso utilizzati come concime o fertilizzante nei campi agricoli. L'emergenza ligure ha fatto si che per superare una situazione critica, dovuta alla difficile gestione della depurazione, si alzasse il limite massimo di idrocarburi pesanti, che da 50 milligrammi per kg di sostanza secca passeranno a 1000 milligrammi sul fango, ossia 5/8 mila milligrammi su secco.

La vecchia soglia era stata stabilita dalla Cassazione, secondo le direttive della legge 152/ 2006. Si tratta dunque di innalzare la soglia di ben venti volte; oltre questo limite si impone la bonifica. Il valore limite per il toluene è stato aumentato di 200 volte, il selenio ha un aumento triplicato, i Pcb passano da 0,06 a 0,08 mg per kg, circa 13/14 volte in più e le diossine, in termini tecnici Pcdd o Pcdf aumenteranno di 2,5 volte.

Il danno per l'uomo e per l'agricoltura

È evidente che i terreni accumuleranno quantitativi abnormi di diossina, Pcb e sostanze tossiche e presto saranno destinati ad una bonifica obbligatoria. Non solo, in pochi mesi già sarà compromessa tutta la catena alimentare per contaminazione di prodotti agricoli, tra cui si trovano maggiormente esposti ortaggi come zucchine, melanzane e cavoli.

Anche se chi ha approvato la legge ci assicura che non saranno ammessi fanghi industriali ma solo quelli derivanti da depurazione di acque reflue da scarichi civili o dal circuito agroalimentare, è palese che in realtà sarà impossibile impedire che anche gli scarichi delle industrie confluiscano negli scarichi civili degli insediamenti urbani finiscono anche le acque reflue usate da impianti industriali. Si parla di scarti provenienti dalla lavorazione del legname, della carta, cartone, pelame e tessile, fino ai rifiuti di produzioni chimiche, di plastiche e gomme sintetiche. Inoltre, esistono scarti della catena produttiva farmaceutica, di quella cosmetica e così via. Rifiuti che finiranno inevitabilmente nei fanghi che saranno poi distribuiti nei campi, con tutte le sostanze tossiche che trasportano.

La peculiarità di queste sostanze inoltre è la bioaccumulabilità, che causerà in breve tempo un massiccio deposito difficilmente sanabile di sostanze pericolose.

Comuni e Regioni si ribellano

Il decreto non è piaciuto a molte amministrazioni regionali che hanno deciso di combattere lo spargimento di sostanze tossiche con i fanghi, contrastando l'innalzamento delle soglie limite. derivati dalla depurazione delle acque reflue. In Lombardia non si potranno più usare i fanghi in 170 Comuni: l'assessore lombardo all'agricoltura Roffi ha spiegato che i fanghi “civili” sono identici per azione fertilizzante al letame classico per cui sono solo degli “integratori” di materia organica e non necessari. Anche la Basilicata ha scelto di boicottare l’articolo 41 e molte altre Regioni si stanno attivando in maniera simile.