Green Deal: così è chiamato l'impegnativo progetto di riduzione dell'inquinamento atmosferico che si pone la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. E' costituito da una serie di misure coerenti con l'obiettivo posto dagli Accordi di Parigi sul clima del 2015. In tale occasione, l'Europa si impegnò ad azzerare entro il 2050 le proprie emissioni inquinanti in modo da limitare il riscaldamento globale del pianeta non oltre 1,5 gradi.

Tra i grandi “inquinatori” del pianeta (Usa, Cina, Russia e Giappone), la Ue è la prima a muoversi concretamente per onorare gli impegni sottoscritti.

Ciò significa soprattutto rendere eco sostenibile la produzione di energia elettrica, sostituendo gli impianti più inquinanti. E' questo l'obiettivo principale della Commissione, tenuto conto che, all'interno dell'Unione, circa il 75% del gas serra è generato dalle centrali elettriche.

Gli obiettivi principali del Green Deal

Anche la sostituzione degli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili fossili o dagli idrocarburi più inquinanti rappresenta un obiettivo importante del progetto in questione.

Il ché vuol dire introdurre nuove regole per costruire o ristrutturare case e industrie e potenziare i trasporti pubblici. In particolare quelli su rotaia. La protezione dei boschi è vista come uno strumento per l'assorbimento dell'anidride carbonica, che è la principale emissione inquinante. Entro la fine 2021 saranno fissati nuovi limiti per l’inquinamento prodotto dalle automobili

Il Green Deal europeo prevede obiettivi intermedi a scadenze più ravvicinate del 2050.

In particolare, il suo finanziamento dovrà essere “tarato” con le scadenze settennali del Bilancio pluriennale europeo.

Von der Leyen, quindi, è perfettamente cosciente che la “partita” si giocherà in sede di approvazione del Bilancio Ue 2021-2027. Per questo ha affidato l'importante delega al suo vicepresidente, l'olandese Frans Timmermans, particolarmente stimato a Bruxelles.

Problemi finanziari e ostacoli politici al Green Deal

Il finanziamento complessivo del progetto è calcolato, su base settennale, in circa 3000 mld euro. Circa 1085 mld saranno a carico della Ue, a valere sui fondi strutturali. Secondo le regole europee gli stati membri sono tenuti a cofinanziare i progetti approvati per un importo che va da un minimo di 1,5 a un massimo di tre volte quanto ottenuto dalla Ue. Gli Stati potrebbero avvalersi di prestiti a interessi di favore della Banca Europea degli Investimenti o di fondi privati raccolti da InvestEu.

Qui sorge il primo ostacolo. Berlino sarebbe contraria alla concessione di prestiti di favore, da parte della Bei, nemmeno al fine di promuovere investimenti verdi.

Se questo sia il parere anche della cancelliera Merkel, tuttavia, non è ancora dato da sapere. Più consistenti sembrano i malumori, di carattere politico, provenienti dai paesi dell'Est. Gran parte delle centrali elettriche di questi paesi, infatti, sono alimentate con fonti non rinnovabili.

La Polonia, ad esempio, produce l'80% dell'energia elettrica grazie al carbone, cioè il materiale più inquinante. Per questo non ha ancora espresso parere favorevole al progetto europeo di massima. Ma anche in altri Stati dell'Europa orientale sono assai rare le centrali elettriche a energia solare o eolica.

Quanti soldi del Green Deal andranno all'Italia

In previsione di ciò, il progetto prevede che gran parte dei fondi saranno diretti a finanziare adeguamenti energetici da realizzarsi nell'Est europeo. Da una prima stima sembra che all'Italia andranno circa 365 mln in sette anni. Più o meno la stessa cifra di Francia e Spagna. La Germania, che dipende ancora in buona parte dalle centrali a carbone, avrà circa 2 mld euro.

Si prevede che il nostro paese destinerà ai progetti Green Deal circa 1 mld. euro, tra finanziamento Ue e cofinanziamento statale e privato. Sulla destinazione specifica si è espresso in un'intervista il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni.

Il nostro rappresentante ha dichiarato che tali finanziamenti potrebbero riguardare la conversione eco sostenibile dell’Ilva di Taranto. Diverso il parere di Legambiente che propone di impiegarli per la definitiva chiusura delle centrali a carbone della Sardegna e la bonifica del territorio.

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