Ci sono buone notizie, almeno per quanto riguarda l'ambiente, per la Cina e per tutto il mondo: gli scienziati della Nasa hanno divulgato delle foto che dimostrano una notevole riduzione dell'inquinamento dall'inizio del nuovo anno ad oggi; periodo che parte esattamente dall'inizio dell'epidemia di Covid-19: il diossido di carbonio nell'atmosfera cinese è diminuito drasticamente rispetto allo scorso anno. Le cause andrebbero ricercate nel crollo dell'economia del Paese, causata a sua volta dalla chiusura temporanea di molte fabbriche, unita al blocco della circolazione delle automobili.

"È la prima volta che vedo un calo simile legato a un singolo evento su un'area così vasta", dichiara Fei Liu, in qualità di scienziata del Goddard Space Flight Centre dell'Agenzia Spaziale Usa.

La stessa ha spiegato che all'inizio tale fenomeno era visibile soltanto sulla città di Wuhan, epicentro dell'epidemia. Adesso, invece, i cieli dell'intero paese hanno cambiato colore, passando da giallo ad azzurro: l'aria è più pulita.

L'università 'La Sapienza' di Roma aveva già dimostrato una relazione tra emergenza coronavirus e ambiente

Il dipartimento di Biologia dell'Università La Sapienza di Roma ha pubblicato un paio di settimane fa, sulla rivista scientifica Pnas, uno studio secondo il quale ci sarebbe uno stretto collegamento tra l'impatto ambientale e la comparsa di epidemie a livello globale. Tale nota si basa sulle analogie tra l'attuale Covid-19 e le pregresse epidemie di Ebola (febbre emorragica africana), di Sars (sindrome respiratoria acuta grave), di Mers (sindrome respiratoria meridionale) e di virus Zika (malattia trasmessa dalle zanzare).

Tutte queste pandemie infatti hanno un aspetto in comune: hanno un origine zoonotica, ovvero sono gli animali a trasmettere il virus all'uomo. In particolare il 70% degli outbreak (dall'inglese per epidemie) è imputabile alla specie animale, soprattutto quella selvatica; questo spiega Moreno Di Marco, ricercatore di Biologia e Biotecnologia de "La Sapienza".

Ma cosa c'entra esattamente l'attività antropica?

Per spiegarlo Di Marco si avvale di un esempio: se per l'approvvigionamento degli alimenti ci si avvale di più allevamenti intensivi, aumentano le probabilità di entrare in contatto (diretto o indiretto) con il bestiame ed aumenta di conseguenza il rischio di contrarre da esso gli agenti patogeni.

Il risultato è che ci stiamo "ammalando di sviluppo insostenibile". Secondo tale studio l'allevamento intensivo, unito ad eventi di disboscamento, sfruttamento intensivo dei terreni, abuso di attività di caccia sono le cause scatenanti delle epidemie e della loro conseguente diffusione.

L'Asvis ha presentato ieri 'La legge di bilancio 2020 e lo sviluppo sostenibile'

L'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ha formulato un nuovo rapporto di bilancio ambientale che prende in esame la condizione italiana rispetto ai "17 Obiettivi dell'Agenda 2030" e il quadro che ne viene fuori è abbastanza soddisfacente: lo sviluppo sostenibile è divenuto il perno di numerose iniziative, tipo "Green New Deal" e "Industria 4.0", unica pecca è la mancanza di fondi a sostegno della difesa della biodiversità.

Il portavoce dell'Asvis Enrico Giovannini ha affermato che "È importante che lezioni simili vengano usate non solo per investire di più nella ricerca scientifica, ma anche nell'organizzazione". Una delle proposte fatta dall'Asvis è che venga fatta un'attenta osservazione dell'interazione virus-ambiente prima dell'approvazione delle leggi, in modo tale da effettuare interventi mirati per non "disperdere" preziose risorse economiche. La Commissione dell'Unione Europea finanzia l'organizzazione perché ha scelto l'Agenda 2030 come sorgente per le future politiche europee.

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