Sui canali di maggiore informazione, come social e riviste, dilagano commenti e allusioni sul tema dell'Ambiente, che sminuiscono l’importanza del riscaldamento globale in occasione di ogni ondata di freddo. Nonostante le convinzioni comuni, queste ondate sono profondamente collegate alla crisi climatica che stiamo attraversando.

Il 2020 è considerato uno degli anni più caldi degli ultimi decenni, e si è concluso con un inverno estremamente freddo e ricco di nevicate in tutto il mondo. La spiegazione risiede nella natura intrinseca del fenomeno del riscaldamento globale, il quale porta a un aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi.

Come funziona il riscaldamento globale

Il riscaldamento globale può essere causa di eventi estremi. Con questo termine si intendono eventi di notevole intensità, ma anche eventi di natura opposta fra loro, come possono essere ondate di caldo e ondate di freddo e neve. Questo è il concetto alla base dell’alternanza fra i lunghi periodi di caldo secco e i periodi variabili, perturbati e piovosi, che di tanto in tanto rinfrescano le temperature con qualche ondata di freddo.

Considerando le nostre latitudini, gli eventi meteorologici sono determinati dalla successione di depressioni e anticicloni. Questi seguono l’andamento di una corrente d’aria molto veloce che scorre qualche km sopra le nostre teste provocando la discesa di depressioni e aria gelida dall'artico verso Sud e, parallelamente, la risalita di aria calda dai tropici verso Nord.

A causa del riscaldamento globale, i Poli si stanno scaldando maggiormente e più velocemente dell'equatore: di conseguenza la corrente d’aria rallenta e compie delle oscillazioni più ampie. In questo modo gli anticicloni e le depressioni rimangono bloccati e, sia l'intensità sia le durate dei periodi caldi e secchi e di quelli più freddi e perturbati, sono amplificate.

Uno sguardo dal mondo scientifico al riscaldamento globale

Interessanti sono i risultati di una ricerca pubblicata su “Nature Climate Change”, condotta presso le Università di Milano Bicocca e Harvard. Lo studio ha messo in relazione il cambio di temperatura delle acque settentrionali del Pacifico con le mutazioni climatiche.

Esiste un legame tra la presenza del vortice polare con il freddo estremo a cui si assiste alle medie latitudini. Questo significa che, ogni 2 anni, il vortice polare dell’Artico perde di forza e intensità permettendo al gelo di avvicinarsi alle zone temperate.

L’etimologia per capire il riscaldamento globale

A livello etimologico è importante comprendere la distinzione fra “meteo” e “clima”. Con il termine “meteo” si intende ciò che si manifesta in un determinato momento; si parla quindi di eventi meteorologici quando occorrono eventi circoscritti nel tempo e nello spazio, come ondate di caldo, freddo, o eventi quali nevicate e alluvioni.

Con il termine “clima” si intende, invece, ciò che si manifesta in un determinato lasso temporale e che può essere previsto più o meno accuratamente.

Le condizioni climatiche sono considerate su lunghi periodi e territori vasti fino ad arrivare all’intero pianeta. Osservando i recenti eventi meteorologici è evidente come il clima sia effettivamente cambiato: l’atmosfera è globalmente più calda e porta con sé maggior energia e grandi contrasti, visibili anche in territori separati da lievi distanze.

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