Nel 1986 Bari ha siglato un gemellaggio con la città di Canton. A distanza di poco più di trent’anni, quella scelta, operata dall’amministrazione allora guidata da Franco De Lucia, si è rivelata davvero felice: in questi anni Canton è diventata la metropoli più grande del sud della Cina, la terza del Paese, con quasi 13 milioni di abitanti, dieci volte il numero di cittadini dell’intera area metropolitana del capoluogo pugliese. Questo rapporto di amicizia è stato rinnovato lo scorso settembre con la visita ufficiale di una delegazione della municipalità cinese e, a dicembre, con la partecipazione di Bari al Guangzhou International Innovation Festival.

Ma quali sono i possibili sviluppi di questa ritrovata intesa? Se n’è parlato nel tavolo di lavoro tra istituzioni pubbliche e private, organizzato a Bari da Comune, Città Metropolitana e Camera di Commercio Italo Orientale.

Le nuove ‘vie della seta’

Dopo i saluti del sindaco Antonio Decaro e delle altre autorità è cominciato il confronto, introdotto dalle professoressa Alessia Amighini, responsabile dei programmi di ricerca sulla Cina dell’Ispi. Partendo dall’evidenziare l’importanza del porto di Canton, la docente ha illustrato i progetti di nuovi corridoi economici che si stanno sviluppando tra Cina ed Europa. L’Italia occupa una posizione strategica per il passaggio di tali rotte, ed in particolare la Puglia è geograficamente favorita. Questo è un vantaggio competitivo da sfruttare, adottando sinergie tra Bari ed il porto di Taranto.

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Quindi nei prossimi anni la regione potrebbe essere parte integrante di una nuova “via della seta”, che diventerebbe volano dello sviluppo, con ripercussioni in diversi settori.

Le relazioni culturali con la Cina

Nel corso del convegno ci si è soffermati in particolare sulle diverse possibili aree di sviluppo delle relazioni tra Italia e Cina, con grande attenzione alla cultura. In particolare la professoressa Francesca Spigarelli dell’Università di Macerata ha spiegato l’evoluzione dell’industria culturale cinese, caratterizzata da grande fermento negli ultimi anni e dalla voglia di far conoscere all’estero la propria realtà, pur tra molti problemi dovuti alle peculiarità del Paese. Date queste difficoltà, per riuscire a collaborare in questo settore – come sottolineato dall’assessore alle Culture del Comune di Bari, Silvio Maselli – è necessario aggregare le varie realtà e confrontarsi a livello istituzionale. Invito che è stato raccolto dai rettori delle università baresi, Antonio Felice Uricchio (Università degli Studi di Bari), Eugenio Di Sciascio (Politecnico di Bari), e Antonello Garzoni (prorettore all'internazionalizzazione dell'Università LUM Jean Monnet di Casamassima), che hanno elencato gli strumenti adottati da ciascun ateneo per aprirsi all’Oriente.

In seguito si è parlato dei diversi ambiti di collaborazione culturale: la professoressa Marida Dentamaro, presidente del Conservatorio Piccinni di Bari ha sottolineato la presenza di numerosi studenti cinesi di lirica e canto in città; Massimo Torrigiani, direttore del nuovo Polo per l’Arte e la Cultura Contemporanea, ha raccontato la sua lunga esperienza in Cina, per tracciare un quadro dell’evoluzione della scena artistica locale, che è tornata alla ricerca di una certa continuità col passato; Fabio Tolledi, presidente del Centro Italia dell’International Theatre Institute, ha ricordato gli scambi di competenze tra Italia e Cina, oltre ai corsi di formazione sviluppati in ambito teatrale.

Infine, ampio spazio è stato dato ad un’eccellenza pugliese come l’Apulia Film Commission – impegnata in questi giorni nell’organizzazione del Bif&st – con gli interventi del direttore generale Antonio Parente e di Daniele Basilio, responsabile dell’ufficio produzione e progetti audiovisivi, che ha descritto i meccanismi messi in atto con successo per ospitare nella nostra regione set cinematografici da tutto il mondo, sottolineando come le produzioni asiatiche, caratterizzate dalla giovane età degli autori, siano in crescita.