Aria pessima quella che respiriamo in Italia, che ha sforato i limiti stabiliti dalla Comunità Europea per il particolato, l'ozono e il monossido di carbonio, ma anche per il nickel e il benzene. Questo è quanto emerso dal rapporto 2012 dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, presentato il 24 settembre a Bruxelles.
L’analisi, relativa al periodo 2001-2010, traccia un profilo del nostro paese piuttosto inquietante. Nel documento si legge che nel 2010, l’Italia ha “superato più spesso” il valore limite annuale per le Pm10 (in vigore dal 2005), con Polonia, Slovacchia, Balcani e Turchia.
Anche “le concentrazioni di polveri sottili (Pm 2.5) sono state più alte rispetto al valore obiettivo annuale da raggiungere entro il 2010” (così come in Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia).
L'Italia è maglia nera anche per il particolato (dati del 2009), rispetto ai valori europei nelle zone rurali, insieme a Ungheria e Olanda. Record assoluto in negativo anche sul fronte dell'ozono, dove nel 2010 i valori europei più alti sono stati registrati nell'Italia settentrionale, la cui concentrazione ha superato di oltre due volte la soglia limite. La lista negativa stila anche il monossido di carbonio tra le polveri pericolose e l'Italia è l'unico paese ad essere riuscito a sforare i limiti nel 2001, nel 2005 e nel 2010.
Eccessiva anche la presenza di nickel in alcune zone italiane, principalmente in siti industriali del Nord, così come di benzene e benzopirene.
Unica nota positiva, il “miglioramento nel corso degli anni” del numero di sforamenti su base giornaliera delle Pm10, tra il 2001 e il 2005 e poi nel 2010. Insomma, un quadro veramente inquietante rispetto alla media europea, che necessita di molte più accortezze da parte sia del singolo cittadino che delle pubbliche amministrazioni.