Non si tratta di un semplice giocatore, o di un semplice capitano, Javier Zanetti per i tifosi della beneamata, ma anche per numerosi altri tifosi e appassionati di calcio a vario titolo, è diventato un vero proprio mito vivente. La serietà degli atteggiamenti, la professionalità e la sportività con la quale si è rapportato al nostro calcio malato, litigioso e gossipparo lo hanno fatto entrare nell'Olimpo dei top, nella montagna magica riservata solo a pochi, possiamo esaltarci e divertirci a fare qualche nome, o meglio qualche cognome: Facchetti, Rivera, Mazzola, Baggio, Maldini, Totti, Del Piero.

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Emozione. Uno stadio intero che esulta come ai tempi del triplete, non per un goal nella finale di Champions, ma perché sta per rientrare in campo il capitano, con l'anagrafe che segna 40 anni e dopo un infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi 200 giorni, dopo la rottura del tendine d'achille (tanto per riparlare di miti e di eroi) patita lo scorso aprile nella partita, persa dall'Inter contro il Palermo.

Tutti in piedi per lui anche a fine partita, dopo che lo stesso Zanetti è riuscito a mettere lo zampino anche nel gol del raddoppio dell'Inter contro un Livorno catenacciaro, con una delle sue proverbiali azioni palla al piede; e lacrima che appare furtiva sul sempre fresco volto del campione, con il suo Presidente (Moratti), a San Siro da ultima di azionista di maggioranza della squadra, in tribuna a comprimere devastanti emozioni nel suo tradizionale paltò meneghino. 

Zanetti all'Inter ha dedicato gran parte della la sua vita professionale, ha passato i momenti difficili e i momenti esaltanti, toccando l'apice della carriera quando in una calda notte spagnola ha alzato al cielo la Champions League, trofeo che ha  sancito la sua annata migliore con i nerazzurri, quell'indimenticabile 2010 anno del famigerato triplete.

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Per "el tractor" però non è ancora tempo di riposare, c'è da finire una stagione in cui la società sta gettando serie basi per un futuro radioso, e una volta uscito dal campo c'è una scrivania pronta per essere inquadrato nel team dirigenziale, perché se lo merita, come sportivo e come uomo, perché è un esempio per tutti di professionalità e lungimiranza, e soprattutto perché così ha deciso l'attuale Presidente Moratti e perché così ha ribadito il futuro Presidente Erik Thoir. Noi intanto ci alziamo in piedi. Standing ovation per il capitano Zanetti.