Chissà quale sarà la prossima mossa. Per ora sappiamo l'ultima di Mario Balotelli, in ordine cronologico di una lunghissima lista: quella di auto-oscurare il proprio profilo Twitter. Che proprio una cattiva idea non è, se non fosse per il fatto che proprio questa scelta arriva al termine dei primi due giorni vissuti in maniera tempestosa dall'attaccante.

Mario Balotelli ha colorato di nero il proprio profilo Twitter. Nessuna foto all'apertura della sua pagina, anche di quelle che c'erano prima molte sono sparite. Ne rimane una fatta qualche giorno fa: Balotelli è seduto sull'aereo che porta il Milan a Madrid per giocare l'ottavo di finale della Champions League.

Al Vicente Calderon, l'Atletico Madrid ha sommerso di gol i rossoneri, eliminandoli. E sulla graticola è finito proprio Mario Balotelli, incapace di dimostrarsi campione soprattutto nelle partite più decisive. A Balotelli, tanto per iniziare, si contesta l'ennesimo cartellino giallo preso durante la partita per proteste, ammonizione che farà saltare all'attaccante la prossima gara di Champions League. Con quale maglia sconterà la squalifica?

E poi quell'inquadratura delle telecamere che immortalano il giocatore mentre ride in maniera smisurata con un giocatore avversario proprio dopo il gol del 2 a 1 dell'Atletico Madrid. Almeno metà dei milanisti in quel momento hanno fatto fatica a non spaccare il televisore.

E in tanti parlano una presunta rissa con i compagni di squadra negli spogliatoi. E, al ritorno a Milano, Balotelli è finito nel mirino dei tifosi rossoneri che gli hanno addirittura urlato di tornare all'Inter.

Già proprio quei tifosi che poco più di un anno fa lo avevano accolto festosamente. E proprio quei tifosi che dicevano che al Milan, squadra del cuore, Balotelli sarebbe cambiato, guarito, maturato, avrebbe insomma rigato dritto, perché il Milan ha una società che ti fa rigare dritto.

Niente di tutto questo, anzi. Al Milan Balotelli è peggiorato a dismisura. Se al Milan Balotelli avesse rigato dritto, probabilmente la società sarebbe entrata nella letteratura scientifica e si sarebbe potuto applicare il metodo rossonero a tutti i ragazzi difficili. E invece siamo ancora qui a parlare di un ragazzo che litiga con tutti: società, arbitri, giocatori avversari e, da poco, anche con i compagni di squadra.

Litiga con i giornalisti, con i tifosi, con i frequentatori delle discoteche e con le sue ex, Fico compresa. Finito? No. Adesso litiga anche con se stesso, la sua identità e il suo profilo.

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