È finita, con il lieto fine, come tutte le favole più belle, la storia, l'avventura di capitan Javier Zanetti all'Inter, club che lo portò in Italia, giovanissimo e sconosciuto, poco più che 20enne, nel 1995, e che non lo ha mai più lasciato andar via, facendone il proprio capitano, probabilmente il più amato di tutti i tempi, e facendone l'uomo simbolo. Nel passato, nel presente e nel futuro: infatti "el pupi", questo il nomignolo del capitano Javier Zanetti, sarà molto presto vicepresidente del club in cui è cresciuto diventando, da un semplice e umile ragazzino, un grande, ma sempre umilissimo, uomo e atleta eccezionale.

E ieri, come riferito dalla "Gazzetta dello Sport", è stata la partita d'addio al calcio di Zanetti, ma soprattutto l'addio, perlomeno da giocatore, ai suoi tifosi. E per una volta, anche un uomo composto e sempre riservato, come Javier Zanetti, non è riuscito a nascondere la sua emozione davanti all'applauso enorme e infinito di San Siro che, pur in piedi a tributare il suo capitano, si inchinava simbolicamente dinnanzi a chi ha fatto la storia non solo dei colori di una squadra di calcio, vincendo tutto con essa e arrivando sul tetto del mondo, ma a chi anche, con il suo esempio, il suo stile dentro e fuori dal campo, e la sua professionalità enorme, hanno fatto la storia del calcio italiano e dello sport, fornendo finalmente un esempio positivo di cosa il calcio dovrebbe sempre essere: un gioco e un discorso di passione, un fatto di cuore.

Un fatto d'amore, come quello indissolubile che sempre legherà Zanetti all'inter e l'inter a Zanetti.

E intanto si pensa anche di ritirare la maglia numero 4, che ieri tutti i giocatori nerazzurri indossavano nel pre-partita. Perchè non ci potrà mai essere nessun altro numero 4, e nessun altro Javier Zanetti, nel cuore dei tifosi interisti. Ciao capitano, e grazie di tutto.

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