E' tutto vero: Walter Mazzarri ha detto no grazie alla Nazionale. L'impegno con l'Inter è la sua priorità, vuole riportare al successo la squadra che fu di Mourinho e scrollarsi di dosso l'etichetta di allenatore bravo, ma senza trofei (Coppa Italia a parte). E' stato il vicepresidente della Figc in persona, Demetrio Albertini, a chiamare una settimana fa il tecnico nerazzurro per affidargli più che la prestigiosa panchina tricolore, i cocci di un vaso rotto e le rose piene di spine cadute sul pavimento. «Non mi sento un selezionatore, ma un allenatore che può dare ancora tanto. All'Inter sto bene» ha risposto più o meno l'allenatore toscano granitico nel ripetere un concetto espresso altre volte in passato.

Mazzarri ha già una ricostruzione impegnativa per le mani, quell'Inter a cui puntava dopo 12 anni di gavetta. La stagione passata gli è servita per "raccogliere i dati" e far piazza pulita e la prossima per ripartire. La sfida è appena iniziata, non è il momento dei saluti. E il presidente Erick Thohir è d'accordo: gli rinnoverà il contratto fino al 2016 con clausola forfettaria in caso di separazione anticipata. Il tycoon non aspetterà fino a dicembre, come ipotizzato a lungo, per due motivi: il primo è che la stagione passata è stata di transizione totale, dalla proprietà fino al rizollatura dei campi di Appiano Gentile passando per il nuovo organigramma interno (13 teste cadute e ricollocazioni di personale), ingiusto chiedere di più al tecnico che aveva avvisato: «meritiamo ringraziamenti in caso di quinto posto»; il secondo è che con il prolungamento si elimina il rischio di facili alibi allo spogliatoio e al tecnico stesso.

Nessuna contraddizione dunque con la gestione americana di Thohir: ti giudico e ti pago in base ai risultati e alla produttività. L'Europa League è stata centrata e solo se si mette nelle giuste condizioni di lavoro un "impiegato" si può valutare il suo operato.

C'è un nodo irrisolto: il mercato.

M'Vila e Casemiro sono a un passo, Behrami forse, spunta Layun. Nomi che non sono i primi della lista mazzarriana, sono un compromesso, buono, ma che potrebbe lasciar aperta la porta a delle recriminazioni. Basterà parlar chiaro come ha già fatto Thohir indicando l'Europa League quale obiettivo e soprattutto aver orecchie per intendere.

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