Chi ha guardato la partita fra Malta e Italia in televisione si è chiesto soprattutto una cosa: dove è finito lo spirito da fuoco e fiamme che l'Italia sembrava possedere contro Olanda e Norvegia? La combattività, il gioco convincente espresso contro quelle due avversarie sono qualcosa di molto lontano dalle modeste geometrie fatte vedere contro una delle meno quotate nazionali europee. Nei primi 17 minuti di gioco i padroni di casa si rendono addirittura più pericolosi degli azzurri, poi una traversa del debuttante Graziano Pellè (esordio bello quanto meritato) e il gol dello stesso bomber pugliese mettono il match su una carreggiata più comoda, o meno imbarazzante che dir si voglia, per gli uomini di Conte.

L'espulsione, forse un tantino esagerata, di Mifsud al 27' sembra mettere una pietra virtuale sopra alla partita, da quel momento totalmente sotto il controllo della nostra nazionale, che però non riesce assolutamente a sfruttare la superiorità numerica. Allora nel finale Leonardo Bonucci decide di aggiungere un po' di pepe alla sfida facendosi espellere, ma il punteggio resta inchiodato sull'uno a zero per gli azzurri, nessuno dei quali riesce a meritarsi un voto superiore alla sufficienza. Possesso palla noioso, fasi di gioco stucchevoli, manovra lenta e prevedibile, nel secondo tempo c'è spazio per qualche cambio (Giovinco, Aquilani, Ogbonna) e soprattutto per molti sbadigli. Ora qualcuno verrà a dirci che la partita era delicata, che era importante portare a casa i tre punti, che abbiamo colpito qualche palo, che al giorno d'oggi non esistono partite facili e che non ci sono più le mezze stagioni.

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E mentre la Croazia travolgeva l'Azerbaijan con il tennistico punteggio di 6-0, noi finivamo di assistere allo spettacolo assai deludente di un'Italia addormentata, che si accontenta dei tre punti, per tutti scontatissimi alla vigilia. Partita brutta, da ricordare solo per il gol di Pellè, giocatore valido finora stranamente poco considerato in patria. Tutto il resto da dimenticare in fretta.